La stretta sull'immigrazione mette a rischio il raccolto in Gran bretagna

Frutta e verdura sono a rischio nel Regno Unito. La svalutazione della sterlina, nuove leggi più stringenti nel settore dell’immigrazione regolata dai contratti di lavoro stagionali, nonché stipendi da fame, hanno fatto sì che il numero di lavoratori disposti a raccogliere fragole, more e lamponi sia quest’anno precipitato: meno 25 per cento. Risultato. Nei campi potrebbero marcire ben 50 mila tonnellate di frutta. «Se non troviamo le persone necessarie entro la fine di maggio–ha detto Gary Bruce, manager di una fattoria, al quotidiano britannico The Independent–sarà un grosso problema. Se non s’inizia a raccogliere entro il 3 giugno, la frutta andrà buttata». E per far fronte alla diminuzione della produzione interna, i grandi supermercati si riforniranno di prodotti d’oltre Manica, Olanda in testa. Il governo ha modificato la cornice delle regole che sino ad oggi ha gestito l’ingresso di lavoratori stagionali–spesso studenti–nel Regno unito. Non solo le regole del progetto ora si applicano solo a Bulgaria e Romania e non più a paesi extra-comunitari, ma il numero dei lavoratori a cui si permette l’accesso è passato da 25 mila a 16 mila. Londra vuole chiaramente ridurre l’uso di lavoratori extra-europei impiegati in umili mansioni e «incoraggiare» i produttori ad assumere, seppur a breve termine, persone del posto–o quanto meno di cittadinanza europea. Sempre l’Independent, recentemente, aveva denunciato condizioni di lavoro disumane–e stipendi ridicoli–per i lavoratori stagionali nel settore dei fiori. La ricetta di Unite, la principale sigla sindacale britannica, è semplice: aumentare gli stipendi. Ma i produttori si difendono dicendo che i loro margini–pagati dalla grande distribuzione–sono talmente bassi che non possono proprio pagare di più.

Tags assegnati a questo articolo: intercultura, globalizzazione, migranti

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