Venerdì è stato il giorno dei coccodrilli. Pierluigi Battista, sul Corriere della Sera, si duole dei «linciaggi» contro i rom a Napoli. Sulla Repubblica un titolo, in prima pagina, con la parola «pogrom». Molta ipocrisia: a costruire pezzo per pezzo la «paura» e l’«insicurezza», e a scagliarla sulla gente sono stati proprio i giornali, i telegiornali, i brunivespa, oltre che tutta la politica attualmente rappresentata in parlamento.
E la politica non rappresentata in parlamento, ossia la sinistra? Sembra più che altro tramortita, e troppo impegnata nelle sue faide intestine. Cosicché giovedì scorso erano solo alcune decine, le persone di varie associazioni che a Napoli manifestavano davanti alla prefettura, per chiedere cessassero i raid contro i rom. Bisognerebbe ringraziare quelle persone, una ad una. Ma, di più, bisogna sperare che la giornata di Verona, sabato 17, segnali qualcosa di più diffuso, aperto, capace di comunicare: qualcosa che sappia andare contro la corrente apparentemente invincibile che sta trascinando via decenza civile e principi morali.
A Verona potrebbe uscire dal suo stordimento buona parte della gente di sinistra; potrebbero mettersi in strada associazioni, circoli, comitati e movimenti; potrebbero mostrarsi i nuovi cittadini della città in cui un ragazzo è stato ucciso «per futili motivi», cioè per il clima di violenza che la fa da padrone, ovvero i migranti neo-comunitari, nel senso preciso che desiderano appartenere a un nuovo genere di comunità. Da Verona, sia dalla manifestazione che dal sit-in in Piazza Brà, può venire una risposta alla domanda che in molti ci fanno: come arginare l’ondata razzista?
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