Comincia la primavera e Parma sfratta i migranti

Parma. Città italiana. Città europea. Moderna, efficiente, dinamica. Ma anche: intollerante, impaurita, intransigente. «È finito l’inverno – dice Alberto del Centro immigrazione asilo e cooperazione internazionale [Ciac] – e finito l’inverno i dormitori chiudono».
Il Ciac è una onlus che si occupa degli aspetti giuridici legati all’immigrazione, all’asilo e alla cittadinanza. Lavora con chi non ha il permesso di soggiorno, con i migranti senza impiego e con i rifugiati. È diventata, negli anni, un punto di riferimento per gli immigrati che vivono a Parma. Compresi i rifugiati.
A Parma esiste un dormitorio con 24 posti letto, alcuni di questi vengono occupati dai rifugiati provenienti da altri paesi. Arrivano dal Sudan, dall’Eritrea o dal Senegal. D’inverno dormono in uno dei letti del dormitorio. Alle 8 del mattino, tutte le mattine, il dormitorio chiude. E gli ospiti sono costretti ad uscire. «Fuori, all’aperto, fa freddo; ma questo non blocca i responsabili del dormitorio. Non c’è influenza che tenga. Alle 8 tutti fuori. Molti sono malati, altri hanno la febbre. Sono obbligati ad uscire, per distendersi sul marciapiede. È vergognoso», ci spiega Alberto. D’ inverno è aperto anche un altro dormitorio, in un convento gestito dalla Caritas, ma finito l’inverno il dormitorio chiude. Ci sono inoltre delle case accoglienza, sono del comune, ma per dormire si paga. In questi giorni, a Parma, il Ciac sta portando avanti la sua battaglia. Un nutrito gruppo di rifugiati, con la primavera alle porte, si è ritrovato senza casa. Non sapendo dove andare hanno chiesto consiglio ai volontari del Ciac. Insieme, hanno trovato ospitalità in una chiesa di Parma. Due giorni. Poi è arrivata la Caritas, che prima li ha cacciati dalla chiesa e dopo ha offerto loro ospitalità per un altro mese. Come proseguirà l’epopea dei rifugiati? Finito il mese dove andranno a dormire? I volontari del Ciac hanno chiamato il comune, risultato, permesso di dormire in una scuola. Ma non per tutti. Chi ha il tesserino di un’altra città è fuori. D’altronde non è un problema del comune di Parma, ma di quello di Roma, di Firenze o di Milano. Poco importa che i rifugiati lavorino in città.
«Ad un ragazzo del Sudan – dice Alessandro – avevano dato tre notti, poi via. È scoppiato a piangere, voleva tornare nel suo paese, diceva che si campa meglio in mezzo alle guerre che in Italia». Un’odissea. I rifugiati vivono in un perenne stato di tensione, non sanno dove dormiranno domani o tra un mese. A Parma, d’altro canto, vige il sistema sicurezza, portato avanti con forza dalle politiche di centrodestra. Proprio ieri, a Napoli, è stato discusso il pacchetto sicurezza; chi presenterà domanda d’asilo non potrà circolare liberamente nel nostro territorio, ma dovrà attendere la risposta presso centri che non sono Cpt ma che hanno tuttavia particolari vincoli. Nel frattempo, il Comune di Parma dice a chiare lettere che i rifugiati, in città, non li vuole; «E’ un serpente che si morde la coda. Il comune non dà la residenza, di conseguenza il rifugiato non trova lavoro, quindi non ha i soldi per pagare l’affitto; è un cerchio. Al prefetto abbiamo notificato che non c’è un posto per i rifugiati dove possano dormire. Ma fino ad oggi non è arrivata nessuna risposta – dice Alessandro – abbiamo chiesto inoltre, all’assessore per le politiche sociali, un’assistenza adeguata per questa gente; in cambio, noi del Ciac, ci impegniamo a seguirli. Corsi di italiano, ricerca di lavoro, e così via». La situazione, per ora, rimane in stallo. Si attendono risposte adeguate dal comune di Parma.

Tags assegnati a questo articolo: migranti, globalizzazione, intercultura

Mail_long
articoli correlati
20 ottobre 8 luglio 8 marzo abbonamenti abiti puliti aborigeni acqua Afghanistan africa agricoltura agricoltura biologica agricoltura biologica. decrescita agricoltura. decrescita Aiab Aids altra economia altra politica Amazzonia ambiente America latina animalisti Annapolis antifascismo antimafia antirazzimso antirazzismo antirzzismo anziani api Argentina Armenia armi atomiche Australia auto autoproduzione aziende Balcani Bali Banca mondiale Bangladesh banlieues basi militari Basilicata bene comune beni comuni bilanci partecipativo biocarburanti biologico Birmania bitch Bolivia Bolkestein Bologna Brasile brimania Britel Bulgaria Calabria calcio cambiamenti climatici cambiamento climatico Campania cantautore cantieri cantieri sociali carbone carcere Casa catania Caucaso cemento censura centri sociali cgil Chavez chiaiano chiapas Ciad ciampino cibo Cile Cina cinema Cipro città clandestini clandestino clima Colombia commercio equo commercio equo. decrescita comunicazione conoscenza consumi consumo critico contadini controvertice cooperazione cornelio cornelio bizzarro cosa rossa cpt crisi alimentare critical mass Cuba De Gennaro Deavos decrescita decrescita. agricoltura biologica democrazia detenuti detenzione diritti diritti globali diritti umani disarmo documentario donne droghe ecologia ecomafia economia Ecuador editoria Egitto elezioni emissioni Enel energia