I ministri Ue approvano la direttiva rimpatri, ma il parlamento è diviso

I 27 ministri dell’interno dell’Unione europea hanno approvato oggi, in Lussemburgo, la controversa direttiva sui rimpatri dei migranti irregolari, che istituzionalizza le espulsioni dei migranti e la detenzione degli stranieri in situazione irregolare. Ci sono voluti tre anni di negoziati per ottenere un risultato che non ha nulla da invidiare al pachetto sicurezza del governo Berlusconi.
Secondo la nuova direttiva, i sans papiers potranno essere rinchiusi per 18 mesi nei Cpt. I primi 6 mesi potranno essere allungati di altri 12 in alcuni casi come l’assenza di cooperazione del paese di origine del migrante. La direttiva prevede anche che l’espulsione, chiamata «allontanamento», si faccia su base volontaria. In caso di resistenza però, potrà essere forzata e verrà accompagnata dal divieto di ingresso per cinque anni sul territorio dell’Une. Legalizza inoltre la detenzione e l’espulsione dei minori. Anche i richiedenti asilo potranno essere rinchiusi nei Cpt, in attesa durante l’iter della loro richiesta.
La direttiva deve ancora superare il vaglio del parlamento europeo prima di entrare in vigore. Il voto è previsto per il 18 giugno a Strasburgo e si annuncia uno scontro. I gruppi politici maggiori non sono riusciti a trovare un accordo preventivo sul testo di compromesso approvato dai 27. Il gruppo Pse è diviso in due schieramenti, da una parte italiani, belgi e francesi contrari al testo, che, come ricorda il coordinatore di Sinistra democratica Claudio Fava, contiene «tutti i punti per cui critichiamo il decreto sicurezza di Berlusconi in Italia». Dall’altra, tedeschi, britannici e spagnoli, disposti a votare a favore. Chi sta al governo nazionale è favorevole e chi all’opposizione contrario. L’Alleanza liberaldemocratica europea [Alde] dovrebbe votare a favore del testo di compromesso, come il Ppe. Ma la situazione è tutt’altro che tranquilla, soprattutto dopo la lettera congiunta delle chiese cristiane europee e della Caritas, datata del 30 maggio, in cui vengono criticati proprio i punti evidenziati dalla sinistra e dai Verdi. Rischia però di non bastare a bloccare il voto della direttiva da parte dell’europarlamento, che qualcuno vorrebbe vedere adottata già in prima lettura. Cosa difficile, visto i 19 emendamenti che dovrebbero presentare socialisti, Verdi e comunisti. Unica nota positiva, l’obbligo dell’assistenza giuridica per le persone espulse, che potranno fare ricorso contro la decisione dell’espulsione. La Germania e altri paesi volevano che questa possibilità fosse solo facoltativa. Ben poco, in confronto al resto.
E rischiano così di moltiplicarsi i casi come quello di Bakary, che alle sette di questa mattina si è buttato dalla finestra del suo appartamento, al primo piano di una palazzina di Bordeaux, pur di sfuggire alla polizia. Era appena uscito dal carcere di Gradignan, dove era stato recluso un mese per soggiorno irregolare. È andata bene: è ingessato fino alle ginocchia, ma se la caverà, con 45 giorni di prognosi. Bakary vive in Francia dal 1999 e come tanti migranti irregolari lavora e paga regolarmente le tasse. Stava per presentare una richiesta di regolarizzazione, nell’ambito del movimento dei lavoratori sans papiers francesi. O come quello di questi migranti latino-americani del Belgio, che da diciassette giorni sono in sciopero della fame per ottenere una nuova sanatoria.
O come quello di due donne, che si sono rivolte alla procura di Mantova per denunciare un parroco, accusato di violenza sessuale. Secondo quanto riporta l’edizione odierna della Gazzetta di Mantova, il parroco è accusato di aver preteso favori sessuali da parte delle donne straniere in cambio di un «aiuto» ad ottenere il permesso di soggiorno e un lavoro. È stato aperto un fascicolo giudiziario e il prete indagato avrebbe già ricevuto un avviso di garanzia. Occhi puntati sul parlamento europeo, ultimo baluardo. Intanto è possibile firmare una petizione contro la direttiva rimpatri, che le associazioni di migranti e di difesa dei diritti umani hanno ribattezzata «direttiva della vergogna», su www.direttivadellavergogna.org.

Tags assegnati a questo articolo: migranti, globalizzazione, intercultura

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