Dopo la giornata dei blitz, è arrivata la giornata delle dichiarazioni di guerra. I titoloni sparati dai giornali locali, Gazzettino in testa, sono un inno alla più becera xenofobia. «Duro Galan: vedo gli italiani trattati come cittadini di serie B». Più sotto: «Le scelte del comune di Venezia fomentano il razzismo». Immancabile una sparata del buon Borghezio: «Migliaia di padani pronti a marciare su Venezia». Il resto delle «notizie» in pagina sono tutte dichiarazioni di solidarietà alla lega nord che ha visto i suoi uffici «attaccati» da un gruppuscolo di «facinorosi e violenti». Un vero «attentato alla democrazia».
Tant’è vero che domani in città è atteso il ministro Roberto Maroni col difficile compito di valutare i «rischi connessi alla sicurezza» nell’entroterra della città dei Dogi. Chi metta poi a repentagli la «sicurezza» dei veneziani non è dato capirlo. I disobbedienti che ieri hanno pacificamente e senza scheggiare neppure gli stipiti delle porte, ieri pomeriggio hanno «sfrattato» la sede mestrina della Lega, traslocando scrivanie, scaffalature e computer nella calle sottostante? «Così si accorgono come si vive senza casa» ha commentato un portavoce del Rivolta. Oppure a mettere in pericolo la sicurezza dei veneziani è quella quarantina di famiglie sinti che da quasi mezzo secolo vive in via Vallenari? Maroni non lo sa, ma anche loro sono cittadini veneziani, con tanto di carta di identità in regola. Il che non si può dire dei «padani» che si sono incatenati davanti all’area dove sorgerà il villaggio sinti per impedire l’inizio dei lavori. Una quindicina di arrabbiati. Tutte alte cariche del Carroccio: consiglieri provinciali e comunali del trevigiano, membri di consorzi e municipalizzate, funzionari della Regione. Gente strapagata con i soldi di Roma Ladrona e che si è incatenata per impedire che il comune di Venezia tiri su quattro prefabbricati per dare una sistemazione appena appena decente a delle famiglie povere. Lo ripetiamo. «Povere» e non nomadi, come invece continuano a scrivere i giornalisti e a dichiarare i politici.
Se fossero nomadi non avrebbero bisogno di una casa, giusto? «La verità è che siamo di fronte ad una vergognosa campagna di strumentalizzazione condotta con metodo scientifico dalla Lega nord – commenta Beppe Caccia – Sono ridicoli tutti quegli esponenti leghisti che oggi piagnucolano, definendo un ‘attacco violento e intollerante’ la protesta che ha visitato la loro sede di Mestre. Sono gli stessi signori che da settimane stanno insudiciando la nostra città con la loro orrenda propaganda di odio e intolleranza, scatenata contro i legittimi diritti dei nostri concittadini di cultura sinti. E sono patetici tutti quegli esponenti leghisti che oggi invocano la protezione della polizia di ‘Roma ladrona’, frignando per l’ ‘illegalità’ commessa da chi contesta le loro campagne razziste, quando da due giorni in poche decine stanno illegalmente bloccando un cantiere. Troppo facile fare la voce grossa, prendersela con i più deboli: prima o poi si raccoglie ciò che si ha seminato. Centocinquanta nostri concittadini attendono da dieci anni una sistemazione dignitosa. Chiediamo al Comune di dare ai residenti di Favaro tutte le necessarie garanzie e procedere al più presto con la realizzazione del nuovo villaggio».
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