Non sono bastate le parole del prefetto Mosca, neo commissario straordinario ai «senza fissa dimora», che ieri aveva annunciato l’avvio di un censimento dei campi rom a Roma, smentendo l’ipotesi di un trasferimento di massa oltre il raccordo anulare. Questa mattina, la questura di Roma, in collaborazione con la polizia Municipale, ha deciso lo sgombero forzato di 30 roulotte che ospitano rom italiani di origine slava, nella zona dell’ex mattatoio, a Ponte Testaccio. Si tratta di circa 150 persone, 50 minori e 70 adulti di nazionalità italiana. Le operazioni di sgombero sono coordinate dal dirigente della questura Raffaele Clemente e dai vigili urbani dell’VIII gruppo, comandati dallo «sceriffo» Antonio Di Maggio, sempre in prima fila contro i pericolosi criminali metropolitani: rom, barboni, prostitute venditori ambulanti, writers e così via.
I rom vivono nel parcheggio davanti l’entrata del centro sociale Villaggio Globale dal 10 maggio dello scorso anno, sono tutti di nazionalità italiana e molti bambini frequentano la scuola elementare di Testaccio. Prima dello spazio su Lungotevere, i rom occupavano la grande area all’interno del Campo Boario da cui furono allontanati per lasciare il posto alla Città dell’altra economia.
«L’amministrazione, un anno fa, si era impegnata a trovarci una sistemazione alternativa», racconta Aldo Hudorovic, uno dei capi della comunità, mostrando un foglio firmato dal V dipartimento in cui, in data 10 maggio 2007, si legge che l’amministrazione «si impegna a intraprendere una ricognizione sulle aree disponibili». «Siamo davanti a un vero e proprio abuso–continua Hudorovic–ci sono bambini che vanno a scuola qui a Testaccio». «Sono integrati nel quartiere–racconta Alessia, del Villaggio Globale – sono caldarash e vivono qui dal 1989. Con loro abbiamo sempre avuto un ottimo rapporto». Al momento, lo sgombero del campo è in fase di stallo perché molti degli abitanti non vogliono abbandonare lo spazio e avanzano la richiesta di una sistemazione alternativa, mentre molte roulotte non possono essere trasportate via. Intanto un gruppo di poliziotti continua a perlustrare le sponde del Tevere per una «bonifica preliminare».
Sulla vicenda è intervenuto il coordinamento interistituzionale sulla questione dei campi rom, che vede insieme i consiglieri regionali, Pizzo, Laurelli, Grosso, Fontana, Mariani e Peduzzi: «Esprimiamo la più totale disapprovazione circa le modalità di sgombero dell’insediamento rom di Campo Boario – si legge in una nota comune–L’Acea e il Comune di Roma hanno già provveduto a staccare l’acqua potabile, nonostante i gravi disagi e i possibili rischi per la salute degli abitanti e degli oltre 50 bambini che vivono nel campo. Facciamo appello al questore, al sindaco e al prefetto di Roma in qualità di commissario straordinario per i senza fissa dimora, affinché sia bloccato immediatamente lo sgombero e sia ripristinata l’acqua potabile. Tenuto conto della disponibilità al dialogo mostrata nei giorni scorsi dal sindaco Alemanno, che ha accolto favorevolmente l’istituzione del coordinamento, chiediamo di essere ricevuti».
«Quanto sta accadendo a Roma è inaccettabile. Bisogna fermare con tenacia le politiche di discriminazione a danno del popolo Rom», ha detto Gianluca Peciola, consigliere della Sinistra arcobaleno alla Provincia di Roma. «Queste azioni di persecuzione contro il popolo rom sono inquietanti ed allarmanti.–ha continuato Peciola–E’ sempre più importante a questo punto una massiccia partecipazione alla manifestazione dell’8 giugno a Roma, corteo di protesta civile contro atti di razzismo nei confronti dei Rom e Sinti in Italia». Il paradosso è che lo sgombero si sta svolgendo proprio nel luogo scelto come punto di arrivo della manifestazione «Contro ogni razzismo, in solidarietà ai rom e sinti», prevista per domenica 8 giugno alle 16, da piazza del Colosseo. «L’appuntamento, ovviamente, resta confermato – dicono i promotori–Ora assume un valore politico e simbolico ancora più importante».
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