L'infinita erranza dei sinti del Campo Boario

Non c’è pace per i sinti del Campo Boario. Venerdì scorso l’intervento delle forze dell’ordine e lo sgombero dall’area di fronte al Villaggio Globale, oggi l’intervento del rettore di Tor Vergata, e le dichiarazioni razziste de La Destra. I fatti sono noti: quattro giorni fa, venticinque famiglie istriane, che dal 2007 occupavano il piazzale poco distante alla Città dell’Altra Economia [ma erano all’interno del Campo Boario dal 1989], sono state trasferite di punto in bianco in via Salamanca, a Tor Vergata.
Una trattativa lunga un giorno: le intenzioni originarie, infatti, erano quelle di un «trasloco» in massa nell’affollatissimo campo di Castel Romano. Tutti contrari, rom e associazioni, tranne l’Opera Nomadi. Scongiurato Castel Romano, per le famiglie kalderashi si è aperta la porta di Tor Vergata. Una porta che rischia di chiudersi viste le prese di posizione del rettore e dell’estrema destra. Alessandro Finazzi Agrò, infatti, ha dichiarato che «la strada è dell’università» ed è quindi suo compito «tutelarla». E siccome l’ateneo avrebbe provveduto all’allaccio dell’acqua, ha rincarato la dose: «E’ una spesa che non possiamo permetterci». Più radicale Sabbatani Schiuma, che propone di occupare l’VIII municipio e di organizzare le ronde. Immediata la reazione del presidente del municipio, Massimilano Lorenzotti, che precisa: «Gli unici a presidiare la zona saranno i vigili urbani».

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