Schedati i rom della «maglietta clandestina»

«Corri, c’è la polizia all’occupazione!». A mezzogiorno, parte l’allarme sul cellulare e sui telefoni di tutto il comitato di appoggio alla Comunità rom di Quintiliani, a Roma: orario strano per uno sgombero, ma di questi tempi non si sa mai, e l’allarmismo porta molti a pensare al peggio. Peccato, perché la serata di ieri sera, raccontano alcuni ragazzi del quartiere, aveva lasciato in bocca il sapore dell’ottimo «sarmali» cucinato dalle donne e la gioia di condividere il cibo, il bere, la musica e il cinema con molte persone. Peccato, perché la nottata di ieri aveva portato molti cittadini del quartiere a vedere il poetico «Gadjo dilo» [«Lo straniero pazzo»] del regista franco-rom Toni Gatlif: circa cinquanta persone, rom e gagé [non rom], donne, uomini e bambini felici di ridere e scherzare vedendo una storia esemplare dell’incontro di tante differenze. Insomma, chi l’ha detto a a Roma non ci sono risposte all’ondata di razzismo?
La polizia all’occupazione di Quintiliani è arrivata con due macchine verso le dieci, con le sirene installate sul tetto dell’auto: dieci, quindici poliziotti forse della Digos, probabilmente mandati direttamente dal Gabinetto del sindaco Gianni Alemanno per «fotografare» la situazione: un poliziotto aveva una macchina fotografica, e tutti esibivano i distintivi in modo evidente.
Appena arrivati, raccontano i rom, sono stati invitati in modo non certo cortese a fare i bagagli e prendere i documenti per andare in Questura: «Ci dicono sempre che dobbiamo andarcene» spiega Enza, sedici anni e diversi sgomberi alle spalle. «Appena arrivati–racconta Vandana, una delle promotrici dell’occupazione cominciata in febbraio–ho detto loro, buongiorno. Mi hanno risposto ‘Buongiorno un cazzo, preparate i documenti che vi portiamo tutti in questura’ e hanno rinchiuso subito gli uomini nel capannone, spalle al muro». Ma le telefonate sono partite quasi in contemporanea all’arrivo delle due auto scure, per cui nel giro di dieci minuti una trentina di persone erano lì a presidiare la situazione. La polizia non se lo aspettava, e subito si sono chiariti che erano arrivati per la schedatura fotografica, non per altro.
Quelli del Comitato di appoggio alla Comunità rom di Quintiliani rispondono subito che non si sa mai, che «lo sgombero di Testaccio, la settimana scorsa, non ci fa sentire tranquilli». Il dirigente della polizia risponde cercando di giustificare quanto avvenuto a Campo Boario: una situazione da tempo fuori legge, i rom sono stati accompagnati in un bel posto, tutti i dati sono stati forniti alla stampa.
Quelli del Comitato continuano a dire che non si può accettare l’uso della forza verso donne e bambini, la distruzione di oggetti personali, la mancanza di rispetto e umanità che da sempre accompagna qualsiasi sgombero, soprattutto quelli contro i rom. E’ la seconda volta che l’occupazione di Quintiliani [promossa da un gruppo di quaranta persone, soprattutto donne con meno di dicotto anni e bambini] viene «fotografata» dalla polizia: la prima, poco dopo l’insediamento di Alemanno a primo cittadino di Roma [in quel caso i vigili urbani erano andati via perché non avevano trovato prove di furti e di allacci all’energia elettrica non autorizzati], la seconda oggi. Secondo le forze dell’ordine, la prima volta non era stato il Comune a chiedere l’intervento, mentre adesso l’operazione è stata sollecitata direttamente dal Gabinetto del Sindaco; qualsiasi comunicazione va richiesta direttamente a loro, la polizia si tiene ben stretta qualsiasi informazione.
Carta ha da tempo seguito la storia di questa occupazione, che ha visto tra l’altro nascere un progetto di sartoria con la collaborazione della bottega del commercio equo locale [alla sartoria è destinata una parte del ricavo delle «magliette clandestine» diffuse in questi giorni da Carta].
E’ una mattina calda, il sole va e viene e la pioggia di ieri non dovrebbe cadere; rom e gagè sono tutti nel piazzale dell’occupazione, i poliziotti chiusi tra loro, il Comitato di appoggio che aumenta ogni cinque minuti. Le prime ad arrivare sono le ragazze dell’Arci, le più vicine e le più veloci; poi la stampa, tra cui anche l’Ansa, i fotografi, i ragazzi del centro sociale Strike [che ha occupato proprio oggi un caseggiato distante qualche centinaio di metri dalla comunità], Rifondazione comunista del Municipio, l’associazione Diversa-Mente, Gianluca Peciola [consigliere provinciale], Claudio Graziano [responsabile Arci Immigrazione su Roma e Lazio]. Più gente arriva, più la comunità si tranquillizza, le donne sorridono, gli uomini appaiono meno tesi. I bambini e le bambine, sempre molto spaventati in queste situazioni, riprendono a giocare, fanno un girotondo davanti ai poliziotti, sorpresi per tutta quella solidarietà spontanea. Se non fosse per lo spavento e la schedatura dei rom, tutto sommato, sarebbe la degna continuazione della bella serata di ieri. Per oggi, comunque, la comunità di Quintiliani non è stata sgomberata, e domani 14 giugno, sarà il quarto mese da quando è stata fatta l’occupazione.

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