Ecco come i senza casa si autorganizzano a Firenze

Secondo il nuovo dossier povertà della Caritas Toscana, l’80 per cento delle persone che si rivolgono ai centri di ascolto sono migranti [la maggior parte con un buon titolo di studio], i giovani e gli sposati sono in aumento. Intanto, la Comunità delle Piagge, periferia di Firenze, ha diffuso una lettera per «far sentire la propria voce e rimettere insieme tutti quei pezzi della realtà ecclesiale e sociale che non sopportano più la deriva razzista» e l’accanimento contro i poveri diffuso nelle città italiane: la lettera propone una «marcia della convivenza» cittadina [il testo completo della lettera è nel sito di Carta]. A proposito di migranti, senza casa e politiche per la sicurezza, pubblichiamo il racconto di un’iniziativa autorganizzata a Firenze da un gruppo di senza tetto e giovani artisti.

Alla Galleria delle Cure di Firenze, alcune settiman fa, per 48 ore senza sosta, si è svolta una «grande festa. Musica, canto, mostra di scultura, pittura, fotografie e poesie di artisti vari». Così recitava il volantino, un sobrio rettangolino di carta bianca che in caratteri cubici e spartani invitava all’evento in un quartiere residenziale di Firenze a dieci minuti dal centro. Sotto a Galleria delle Cure, sul volantino, una parentesi e l’indirizzo: sottopassaggio. Non una parola di più, come se non ci fosse tanto bisogno di spiegare come arrivare alla Galleria artistica dal sottopassaggio. Superare il sottopassaggio? Prima? Dopo? Nessuna indicazione, perché tutti alle Cure sanno che la Galleria artistica è nel sottopassaggio, è il sottopassaggio.
È da ormai qualche anno infatti che un senzatetto napoletano, Salvatore Orlando, si è installato nel sottopassaggio delle Cure ridandogli vita e respiro, tenendolo pulito e sicuro. Ogni giorno Salvatore saluta i passanti: si è fatto amico tutta la gente del quartiere. Anche i più sospettosi non hanno più paura, anzi, gli sono anche loro grati. Perché da quando Salvatore si occupa del sottopassaggio, questo è più pulito e sicuro del Viale Don Minzoni che il sottopassaggio attraversa: più pulito, più sicuro e più bello, perché intorno a Salvatore si è creata una comunità varia che ha riunito anche tanti artisti che hanno reso i muri del sottopassaggio vere opere artistiche urbane.
Più di una volta Salvatore è stato fermato dalla polizia, «sono stato picchiato e maltrattato» racconta lui. Una notte aveva commesso l’errore di accendere un fuoco perché aveva freddo, e per questo era finito in carcere. «Come si può incarcerare un uomo buono come Salvatore?», si leggeva nei volantini che in quei giorni riempivano le Cure, scritti da persone comuni che lo conoscono e sanno bene che il suo errore era stato solo un’ingenuità da troppo freddo: perché non è facile vivere in un sottopassaggio, non è facile per nessuno, nemmeno per Salvatore, anche se lo pulisce tutti i giorni e ogni mattina saluta col sorriso i passanti.
E così, alcune settimane fa, Salvatore e i suoi amici hanno organizzato due giorni di festa ed arte a cui hanno partecipato giovani musicisti, che hanno rallegrato il sottopassaggio con la propria musica, e numerosi artisti, tra cui molti studenti dell’Accademia delle Belle Arti, che hanno esposto i loro lavori: quadri, foto, sculture, perfino qualche cortometraggio proiettato sul muro.
«Come hai saputo di questo evento?» chiediamo all’autore giovanissimo di un gruppo di quadri realizzati su tela ed acrilico. «Mah, così, per passa parola», risponde. E lo sapevano in tanti perché quel sabato sera il sottopassaggio era affollatissimo. Persone di tutti i tipi: chi orgoglioso di esporre i propri lavori, chi contento di condividere un sabato sera diverso, chi semplicemente stava raggiungendo il gruppo di amici e, colpito dal clima festoso e dalle opere esposte, ha deciso di passare lì la serata. Non un momento di tensione, di eccessiva confusione, pochissimo alcol e cibo: giusto qualche patatina e qualche bicchiere di vino.
Spiega Salvatore: «Vogliamo fare come Ulisse che è andato a sconfiggere Polifemo per salvare i suoi compagni: non voleva rimanere solo, non si sta bene da soli», dice più avanti, serio, spazzando, pulendo, attentissimo a che tutto fili liscio.
«Il nostro progetto sarebbe di ripetere eventi del genere una volta al mese», dice un compagno di Salvatore, un senzatetto che ha collaborato alla realizzazione della serata. È lui che ci presenta i giovani artisti, che fa loro pubblicità, che mi mostra la bellezza delle loro opere. «Vorremmo ripetere l’evento, ma per farlo avremmo bisogno dell’aiuto del Comune». Ci pensiamo un attimo; preferiamo non rispondere: non vogliamo deluderlo.
Insomma, Salvatore e i suoi compagni, hanno lanciato un messaggio. Una società in cui le tele dell’Accademia si confondono con le poesie degli abitanti della strada, in cui suonano insieme un mendicante e un giovane musicista, in cui prima di tornare a casa ti puoi fermare a chiacchierare con uno sconosciuto sui suoi disegni, è una società che non ha trovato tutte le risposte ai problemi di povertà e accoglienza, ma sicuramente ha più strumenti per affrontarli.

Tags assegnati a questo articolo: lavavetri, poveri, migranti, mendicanti

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