È stata approvata questa mattina dal parlamento europeo la direttiva europea sui rimpatri. Il 5 giugno, dopo tre anni di negoziati, era stata varata dai ministri dell’interno dei ventisette. Ora la direttiva dovrà avere l’ultimo via libera formale dai ministri dell’Interno e della Giustizia nella riunione di luglio
Non è bastata l’opposizione di Verdi, socialisti e della sinistra: la direttiva è stata votata in prima lettura in sessione plenaria a Strasburgo, con 369 voti a favore, 197 contrari e 106 astenuti. Nessuna modifica è stata apportata al testo di compromesso. La direttiva, che dovrà essere recepita negli ordinamenti nazionali entri il 2010, prevede tra le altre cose il «ritorno volontario» dei migranti irregolari entro 30 giorni, l’allungamento della durata di detenzione a 18 mesi e il divieto di reingresso sul territorio per cinque anni. Per i sostenitori della direttiva, che sventolano i soli 90 mila migranti espulsi nel primo semestre 2007 mentre gli arresti sono stati 200 mila e i migranti irregolari in Europa sarebbero 8 milioni, la direttiva consentirà di dispiegare un controllo più efficiente e di disporre di un fondo Ue per i rimpatri di ben 700 milioni, riservati esclusivamente alle espulsioni.
Per Giusto Catania, europarlamentare della Sinistra europea, l’approvazione della direttiva è un vero e proprio «obbrobrio giuridico. Si tratta di una direttiva che massacra la cultura giuridica europea e sancisce che i migranti sono criminali e che per la loro nazionalità possono essere detenuti per 18 mesi. Da oggi, L’Ue non è più la patria dei diritti umani anzi ha scelto di dare fiato a una discriminazione che la consegna nelle mani della xenofobia e del razzismo». Una scelta che rischia di incoraggiare anche il governo italiano a filare dritto sulla sua strada securitaria. Nel pacchetto sicurezza del governo Berlusconi è infatti già prevista l’estensione della detenzione nei Cie, gli ex Cpt, a 18 mesi. E il ministro dell’interno Roberto Maroni, ovviamente soddisfatto per l’approvazione della direttiva, si è affrettato a dichiarare che ne chiederà l’immediato recepimento. «Prevede molte norme – spiega il ministro leghista – che noi abbiamo anticipato nel decreto sicurezza, come l’aumento dei tempi di detenzione nei Cpt e norme più stringenti e più controlli sugli ingressi. E’ la buona notizia di oggi», conclude Maroni.
Gli eurodeputati del Partito democratico hanno scelto oggi a Strasburgo di non votare contro la direttiva ma di astenersi. Mentre i liberali hanno votato a favore. Per Filippo Miraglia, responsabile immigrazione dell’Arci, «è una pagina buia della storia europea. La direttiva sancisce il razzismo istituzionale e mette una pietra tombale sul futuro europeo, già duramente compromesso da un processo calato dall’alto e che non convince i cittadini come ha dimostrato il referendum irlandese. A questo punto servirebbe anche una risposta collettiva da parte dei movimenti e delle organizzazioni sociali. Noi proveremmo a lanciare, al meeting antirazzista di Cecina dal 12 al 19 luglio, una campagna europea».
Dal canto suo, Amnesty International si è detta «profondamente rammaricata» per il voto di Strasburgo. «Pensiamo che il testo approvato oggi dal parlamento europeo non garantisca il diritto degli immigrati ‘clandestini’ al rimpatrio in condizioni sicure e dignitose», afferma l’associazione per i diritti umani in un comunicato dell’ufficio di Bruxelles. Secondo l’Ong, la direttiva «rischia di abbassare gli standard esistenti negli stati membri e rappresenta un esempio estremamente negativo per altre regioni nel mondo». «Allo stesso tempo il testo è privo di garanzie sufficienti per i minori non accompagnati e contiene delle clausole deboli per quanto riguarda il controllo della magistratura sulla detenzione amministrativa» accusa Amnesty, criticando anche «le deroghe specifiche sulle condizioni di detenzione» concesse «in situazioni di emergenza».
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