Nella Milano della «caccia al clandestino» e della schedatura dei rom stamattina c’è stato un nuovo sgombero. Questa volta, però, alle persone coinvolte è stata almeno trovata una sistemazione. Per il momento. La maggior parte di coloro che abitavano nell’ex scalo merci della stazione di Porta Romana sono in Italia con un permesso di soggiorno per protezione internazionale o per motivi umanitari. Le persone che abitavano nel capannone sono state condotte presso centri di accoglienza comunali. I rifugiati avranno accesso a percorsi di inserimento individuale, sia sul piano lavorativo che abitativo. Ma questo piano non riguarda tutti: quelli che avevano già ricevuto un’assistenza di 6 mesi saranno valutati singolarmente. È questo l’aspetto che suscita più perplessità. Molti hanno chiesto cosa succederà al termine del programma semestrale di assistenza, dato che alcuni degli occupanti del capannone avevano già seguito l’iter previsto dal comune, evidentemente senza grandi risultati. E in effetti le associazioni denunciano che «a Milano manca una politica di accoglienza, un vero progetto di inserimento e integrazione. Si procede da uno sgombero all’altro, rinviando tutto alla successiva emergenza». Anche il consigliere del Prc Muhlbauer denuncia la provvisorietà della soluzione: «La domanda è adesso se il Comune intenda procedere come in passato oppure se questa volta c’è la ricerca di una soluzione più stabile»
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