Arci, pronti alla disobbedienza civile contro le impronte

«La proposta di raccogliere le impronte dei rom e dei bambini rom nello specifico, sono norme xenofobe e razziste». Senza mezze parole Claudio Graziano, del consiglio nazionale Arci e responsabile immigrazione
per Roma e Lazio, definisce così la proposta del ministro Maroni sulla schedatura dei minori Rom. «Per gli antirazzisti – continua Graziano – le impronte sono la ‘linea del Piave’ oltre cui non bisogna andare».
Una lunga conversazione, quella con Graziano, che fa il punto sulla deriva xenofoba dell’Italia e sulla società civile. L’Arci, la grande associazione che fa cultura e proposta politica su tutto il territorio nazionale, non ha dubbi su quello che sta accadendo: «Si sta forzando rispetto alla xenofobia per rispondere a diversi e complessi problemi a cui non si sa dare altrimenti soluzione». La crisi economica, la necessità del neoliberismo di nascondere i problemi e creare nuovi mercati portano all’idea dell’Europa fortezza, alla chiusura verso le migrazioni. «Stiamo assistendo a una sperimentazione avanzata sui temi xenofobi, iniziata negli anni ‘90 con la Lega Nord. Gli effetti non sono ancora palesi, non sappiamo di cosa sarà capace questo governo; ma sappiamo che corriamo un grosso rischio con la crisi economica che pervade ora tutto il mondo».
C’è voluto tempo per arrivare a questa deriva, ma oggi l’urgenza di difendere i diritti umani è la prima necessità di un’azione di sinistra; secondo Graziano, «è più facile prendersela con rom e migranti, che affrontare i problemi della nostra società. Questa campagna mediatica è molto spendibile». Insomma, cavalcare gli umori della cosiddetta «gente» porta voti e consenso popolare. «Spostare l’attenzione sui capri espiatori facili come i rom – dice Graziano – su cui viene veicolato il dibattito pubblico, significa spostare i problemi e tentare di rimuovere dalla Costituzione i principi contrari alle politiche neoliberiste ed alle derive xenofobe».
E’ inutile nascondere la realtà. I rom rappresentano quelle popolazioni ai margini, sul confine tra legalità e illegalità verso cui l’opinione comune si trova d’accordo: vanno posti dei limiti, bisogna riportare queste persone all’interno della maggioranza, altrimenti se ne devono andare. Il dibattito politico non tiene conto del fatto che spesso si parla di persone italiane, oppure presenti in Italia da decenni: gli «zingari» sono un bersaglio facile, sia a destra che a sinistra. Per Graziano, «il punto è che dopo venti anni di sperimentazioni razziste e opportunismi, per molti si è rotta la comunicazione affettiva, la relazione con la base. Per l’Arci, questa rottura non si è verificata, ma abbiamo anche noi sollecitazioni rispetto alla sicurezza». Anche l’Arci fa i conti con le difficoltà rispetto alla diversità che esprimono i migranti: «Noi cerchiamo di fare un ragionamento che resti ancorato alla nostra base associativa. Se è vero che c’è stata un’assenza forte della sinistra nei territori, come Arci tentiamo di legare le contraddizioni materiali ai bisogni reali delle persone». Precariato, emarginazione, assenza o scarsità dei servizi non devono diventare armi contro il diverso: «Non si parla mai di assenza di asili nido, di case; la sinistra deve recuperare il ’ruolo pedagogico” della politica’. Come diceva Dino Frisullo, bisogna vedere il mondo con gli occhi degli altri, delle vittime» dice Graziano. «La nonviolenza e la disobbedienza civile insegnano che bisogna opporsi a quello che sta accadendo ora e qui: per questo stiamo lanciando campagne di autodenuncia nelle piazze di tutta Italia, invitando i cittadini e le cittadine a lasciare le loro impronte, che tenteremo poi di far avere alle stesse autorità nazionali». Bisogna ritornare, secondo Graziano, a ricomporre la dicotomia rappresentata dai bisogni e dalle idealità: «Siamo alla ricerca della realizzazione delle nostre elementari necessità e delle aspirazioni più ampie, come le libertà civili».

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