Dopo la protesta della Chiesa cattolica, in particolare del settimanale Famiglia cristiana, a schierarsi contro la decisione del ministro Maroni di far prendere le impronte digitali a tutti i rom, bambini compresi, è l’Associazione italiana dei magistrati, secondo la quale si tratta di una «forma odiosa di discriminazione razziale». Intanto, in diverse città cittadini, personaggi noti e associazioni organizzano incontri per dire no alle impronte. Ieri è stata la volta dello spettacolo a Villorba [Tv] con Moni Ovadia, Marco Paolini, Antonio Albanese. Domenica 6 a Roma, durante la Fiera dell’editoria della pace [www.editoriadellapace.org], sono invece previsti dibattiti e iniziative con adulti e bambini rom [tra gli altri, interviene Bruno Morelli, artista rom]. Anche la giornata dedicata al G8 2001, fa sapere il comitato Piazza Carlo Giuliani, domenica 20 prevede l’incontro in Piazza Alimonda in compagnia di Andrea Rivera e della musica di alcun gruppi rom.
Intanto, Redattore sociale fa il punto sulla questione impronte. «Il rilevamento delle impronte digitali è obbligatorio a partire dall’età di sei anni. Le persone per cui il rilevamento delle impronte digitali è fisicamente impossibile sono esentate dall’obbligo di rilevamento». Lo stabilisce la norma del regolamento Ce [Comunità europee] 380 del 18 aprile ‘08, spiega Redattore sociale, che ha modificato le precedenti norme europee sui permessi di soggiorno alla quale ha fatto riferimento il governo italiano per emanare le tre ordinanze sull’«emergenza rom» [Lazio, Lombardia e Campania]. «Le prescrizioni tecniche del rilevamento di identificatori biometrici – si legge nel regolamento – sono fissate secondo la procedura di cui all’articolo 7, paragrafo 2, e le norme Icao, e le prescrizioni tecniche per i passaporti rilasciati dagli Stati membri ai loro cittadini, a norma del regolamento Ce n. 2252/2004 del Consiglio, del 13 dicembre 2004, relativo alle norme sulle caratteristiche di sicurezza e sugli elementi biometrici dei passaporti e dei documenti di viaggio rilasciati dagli Stati membri».
In quel testo viene indicata dunque sia l’età [sei anni] dalla quale è possibile «schedare» e viene anche precisato che se il rilevamento delle impronte diventa fisicamente impossibile, le persone sono esentate. Da questo si deduce che altri metodi per il censimento dei rom non potranno essere utilizzati. Uno di questi è relativo all’uso delle foto segnaletiche. In un titolo di un grande quotidiano a tiratura nazionale si era letto nei giorni scorsi che il governo Berlusconi dava il via libera anche all’utilizzo delle foto segnaletiche. In realtà nel testo delle ordinanze non si fa alcun riferimento al metodo delle foto segnaletiche, che non vengono neppure considerate nel Regolamento Ce.
In ogni caso le polemiche non si placano perché si contesta al governo un uso «discriminatorio» delle norme europee sulla sicurezza e l’immigrazione. Le norme sull’identificazione, infatti, dicono molti studiosi, sono valide se si applicano a tutti. «Ma gli Stati dell’Ue non possono prendere misure di schedatura o prelievo di informazioni biometriche come impronte digitali per singoli gruppi nazionali o etnici – ha dichiarato nei giorni scorsi Pietro Petrucci, uno dei portavoce della Commissione europea». Rispondendo alle domande dei giornalisti se le ordinanze di Berlusconi siano in generale compatibile con le norme dell’Ue contro la discriminazione e i pari diritti dei cittadini comunitari, che uno Stato membro schedi le impronte dei soli rom, Petrucci ha risposto chiaramente: «no». Il portavoce ha spiegato inoltre che il governo italiano dovrà notificare la norma a Bruxelles una volta che il decreto, passati i due mesi di rito, sarà convertito in legge. Nei prossimi giorni ne potremmo sapere qualcosa di più perché la Commissione europea ha organizzato una conferenza stampa anche a Roma per la presentazione della nuova agenda sociale.






