La schedatura dei rom a Roma, che doveva iniziare il 10 luglio a Roma, potrebbe slittare di alcuni giorni. «Avremo nuovi incontri nei prossimi giorni – dice il Commissario straordinario Carlo Mosca- e stiamo definendo le metodologie più adeguate non solo per dare il via al censimento, ma anche per predisporre al meglio il piano sanitario e quello delle vaccinazioni». Intanto, il ministro degli interni Maroni, dalle pagine di Famiglia cristiana insiste sulle impronte, negando tuttavia che si tratti di una schedatura su base etnica. «Per i cittadini italiani che troveremo nei campi – spiega inoltre il ministro – verranno create strutture sicure con standard igienici e sanitari garantiti. Una sorta di grande condominio orizzontale con un amministratore, che chiameremo Villaggio di solidarietà. I campi nomadi saranno cancellati per sempre. Per i cittadini europei, i rom romeni per esempio, applicheremo la direttiva europea numero 38. Cioè, potranno restare in Italia se hanno un livello minimo di reddito, altrimenti torneranno a casa loro. Gli extracomunitari resteranno se hanno il permesso di soggiorno. Per gli ex jugoslavi, che vivono una situazione speciale, perche’ non hanno piu’ una patria e una nazionalità, stiamo pensando di riconoscere loro lo status di apolide».
La schedatura riguarda solo Roma, Milano e Napoli e costa già tre milioni di euro, ma in caso di «buoni risultati», potrebbe essere estesa ad altre 10 province.
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