Ieri, a Roma, si è tenuto un incontro sulla «libertà di movimento». Sotto un sole cuocente un centinaio di attivisti di organizzazioni e associazioni si sono incontrati per discutere delle nuove norme securitarie del governo Berlusconi e delle eventuali risposte da dare. Un’assemblea viva, partecipata, organizzata all’isola pedonale del Pigneto, tristemente nota per gli attacchi ai negozi bangladesi e indiani. A preparare l’incontro due organizzazioni che lavorano, ognuna con i propri metodi, nel campo dell’immigrazione: Impronte – Rete per la libertà di movimento ed Action.
«Incontrarci in piazza, in maniera del tutto informale – ci spiegano – è stata un’ottima cosa. I passanti si fermavano ad ascoltare, alcuni rimanevano incuriositi, altri facevano domande. Un’assemblea aperta, pronta ad accogliere proposte». Verso le 18 la piazza comincia a riempirsi. Alle 19 l’incontro prende il via; dopo una rapida introduzione di Action il dibattito s’infiamma. Proposte, iniziative e soprattutto voglia di fare. Secondo Alessia, dell’associazione Senza confine, «Bisogna dialogare con chi è diverso da noi. Coinvolgere tutti, anche chi non fa parte del movimento. Il tema dell’immigrazione, dei diritti, sta a cuore a molti». Il concetto viene ribadito più volte, per portare avanti una lotta che guardi ai diritti dei migranti non ci si può «chiudere a riccio», anzi, si deve partire dal basso, andando oltre le distinzioni che troppo spesso colpiscono i più. Bisogna inoltre «coinvolgere i migranti», dice Elisa di Impronte e del centro sociale ex Snia.
Di migranti, in piazza, ad ascoltare gli interventi e a prendere parola, ce ne sono. Ma non basta. «Molti hanno paura, c’è un clima di terrore nei confronti dell’immigrato», ci dice Giovanna di Action. «Si deve andare avanti – continua Elisa – creare una vera e propria rete di venditori di bancarelle». Ma come? Secondo gli attivisti di Impronte bisogna ripartire dal basso, con iniziative che stimolino ad una riflessione. «Il 29 giugno ad esempio abbiamo organizzato all’occupazione dell’ex scuola 8 marzo un dibattito con un avvocato che spiegava il funzionamento del pacchetto sicurezza. Un successo. L’agire pratico è quel che serve. Certo, senza scordarci delle manifestazioni e dei cortei; bisogna lavorare su un binario parallelo, che porti avanti pratiche concrete e iniziative di piazza. Da una parte scuole di italiano, avvocati, diritto all’abitare, dall’altra cortei e manifestazioni. Anche per questo vogliamo proporre a tutti i centri sociali di Roma di attivare corsi di italiano negli spazi occupati. La lingua è il primo strumento di lotta. I centri sociali devono diventare delle ‘sentinelle’ nei territori».
La creazione di una rete romana è la proposta che viene più spesso ribadita. Partendo proprio dal Pigneto, quartiere multietnico. «Il Pigneto – dice Alessandra dell’ex Snia – ha una lunghissima storia di migrazioni. Negli ultimi anni però l’aumento degli affitti da una parte e l’arrivo dei ‘ricchi’ dall’altra sta creando una guerra tra poveri: tra i vecchi abitanti del quartiere e gli immigrati». Un clima razzista che si è riversato nelle strade. Secondo Giulio di Sinistra critica, «Il pacchetto sicurezza e il razzismo istituzionale hanno creato un’atmosfera xenofoba. La popolazione si sente in diritto di agire per conto proprio. Bisogna creare un percorso che unisca cittadini italiani e stranieri. Organizzare ad esempio una serata, qui al Pigneto, di controinformazione e dibattiti». Alle 21 l’assemblea finisce. Le proposte uscite sono moltissime. Tra le altre «la creazione di un libricino, ‘le pagine gialle del migrante’, dove si possano trovare informazioni utili per gli immigrati che vivono a Roma. Dalle scuole di italiano ai centri di avvocati, dagli ospedali che rilasciano il tesserino Stranieri temporaneamente presenti ai coordinamenti di lotta per la casa». L’appuntamento per il prossimo incontro è fissato a settembre.
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