Dal 2010 saremo tutti schedati, le nostre impronte digitali andranno in qualche banca dati della polizia. Questa decisione è stata accolta dal Pd come «una vittoria simbolica» che «disinnesca» la raccolta di impronte di bambini che, mercoledì, colui che aveva annunciato alla camera il voto contrario del Pd alla fiducia sul «decreto sicurezza» aveva esplicitamente paragonato alle leggi razziali del fascismo: «Anche allora – aveva detto – tutto era cominciato con il censimento dei cognomi ebraici». Ma, si potrebbe aggiungere, alla fine degli anni ‘30 tutti i cittadini erano sotto stretta sorveglianza, tutti schedati. Si chiamava dittatura. E il censimento degli ebrei ne fu una diretta conseguenza. Cos’è che spiega il curioso rovesciamento tra cause ed effetti nella testa dei «democratici»? L’idea è che, se siamo tutti schedati, nonché sorvegliati da telecamere in ogni angolo delle nostre città, e sottoposti a regolamenti che proibiscono di sedersi per terra [come a Firenze], obbligati a portare sempre con noi un documento di identità, e così via, allora l’eguaglianza è salva.
Ma per fortuna qualcosa di straordinario sta avvenendo, come al solito in modo molecolare e scarsamente o per nulla visibile. In decine di città e località minori si organizzano incontri, serate e soprattutto raccolte pubbliche di impronte. A Napoli, per esempio, uno schieramento che comprende la Cgil e Lilliput, Magistratura democratica e le cooperative sociali, la nostra associazione Cantieri sociali e decine di altre reti ha raccolto migliaia di impronte, senza che ci fosse neppure il bisogno di invitare i passanti a farlo. E si sono vendute diverse decine di «magliette clandestine» di Carta, indossare la quale è un altro gesto simbolico di dissenso che sta dilagando.






