I rom di via di Quintiliani, quartiere di Roma est, in prevalenza di origine rumena ma con figli nati e cresciuti nella capitale, vivono in Italia da circa dieci anni. Dopo aver subito numerosi sgomberi, hanno deciso di recuperare due capannoni dismessi in via della Cave di Pietralata 81, dando così il via a un’esperienza di auto rappresentazione di sé quasi unica nel suo genere. Hanno provveduto, a loro spese, a bonificare l’area sommersa dai rifiuti e ha ripulire gli interni. E poi, hanno avviato il progetto della sartoria rom, realizzata dalle donne di Quintiliani per il loro inserimento socio lavorativo insieme alla bottega locale del commercio equo Tutti giù per Terra. Questa realtà è stata visitata ieri dalla consigliera regionale Anna Pizzo, nell’ambito di un progetto di «sorveglianza democratica», che porterà la consigliera nei diversi campi sparsi per la capitale.
«L’obiettivo – ha detto Anna Pizzo – è proprio quello di analizzare le diverse realtà presenti a Roma, parlare con le comunità e capire quali sono le esigenze e le problematiche che pesano sulla vita dei cittadini rom, intervenendo ove possibile a livello istituzionale, per ridurre il degrado e limitare le forme di marginalità. La vera integrazione passa attraverso il dialogo e l’accoglienza».
Nel caso di Quintiliani, ad esempio, le comunità è costretta a vivere senza corrente elettrica visto che i rom hanno rifiutato di allacciarsi ai cavi abusivamente: i bambini non hanno l’acqua calda durante l’inverno e gli adulti soffrono di patologie reumatiche a partire dai vent’anni. Per questo motivo la consigliera ha inviato una lettera urgente al prefetto Mosca e al presidente del V Municipio, Ivano Caradonna [Pd], affinché intercedano per ottenere la luce elettrica, indispensabile anche per il progetto avviato della sartoria rom [noto ai lettori di Carta anche perché una parte del ricavato delle vendite della «maglietta clandestina» è destinato alla sartoria].
Di seguito pubblichiamo il testo integrale della lettera scritta al prefetto il 21 luglio dalla consigliera regionale Anna Pizzo:
Caro Prefetto,
le scrivo per informarla che da oggi, lunedì 21 luglio, ho iniziato un mio «personale» censimento dei campi rom per verificare le condizioni di vita e i problemi di ogni tipo che i rom sono costretti ad affrontare a causa della loro condizione spesso invisibile e tuttavia di tanto in tanto ingombrante. Una doppia forma di emarginazione il più delle volte strumentale dalla quale è scaturita, a mio giudizio, la recente campagna denigratoria nei loro confronti e la conseguente schedatura.
La ringrazio, signor Prefetto, per l’equilibrio con il quale sta gestendo una situazione i cui risvolti persecutori sono per lo più dovuti a ragioni demagogiche e strumentalmente politiche e la prego di accogliere questa mia lettera come un aiuto al suo operato.
Questa mattina mi sono recata nel piccolo campo rom di via delle Cave di Pietralata, una sessantina di persone, la metà minori. Inutile che le dica che le condizioni in cui vivono non sono delle migliori e tuttavia, nonostanate si tratti di un cosiddetto insediamento “abusivo” gli stessi rom stanno producendo forme di autorappresentazione di sé e di autorecupero di un luogo fatiscente e da anni abbandonato che lanciano un segnale importante all’intera comunità rom e a questa città.
Ora mi chiedono, e io giro a lei questa richiesta, di intercedere affinché per il tempo in cui resteranno in quel luogo e fino a che non verrà loro assegnata una soluzione abitativa degna di questo nome, sia possibile ottenere la luce elettrica. Al momento se la cavano con un piccolo generatore del tutto insufficiente e non vogliono assolutamente incorrere nel reato penale allacciandosi abusivamente alla luce all’esterno.
Questa che le avanzo è la medesima richiesta che ho testè avanzato al presidente del Municipio e spero che possa essere esaudita.
Ho intenzione, signor Prefetto, di inviarle una comunicazione sui bisogni e i problemi dei campi mam mano che li visiterò perché sono certa che le osservazioni che le fornirò le saranno utili nel suo lavoro. A mio parere dovrebbe essere questo il solo e vero censimento di cui necessitano i rom che vivono nel nostro territorio foermo restando che loro per primi sono del tutto convinti della necessità di superare in via definitiva la condizione di “accampati” in favore di una stabilità fatta, come per chiunque, di una casa, un lavoro, la scuola per i figli e condizioni di pari dignità.
Nel ringraziarla per la sua disponiblità, le ricordo che a nome del Coonrinamento interistituzionale, ormai da un paio di mesi le avevo chiesto un incontro. Le rinnovo ora la richiesta convinta della possibilità di un proficuo aiuto reciproco.
Le rinnovo la mia stima e le porgo i miei saluti.
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