Nove operai contro Bonduelle

Da dieci giorni vivono sulla piazza centrale di Bergamo, per protestare contro il piano di «mobilità volontaria» deciso dalla multinazionale della verdura. Nove lavoratori migranti sfidano uno dei colossi del cibo confezionato.

La lotta è impari, d’altri tempi. Da una parte la più grande multinazionale europea leader nella produzione di verdura fresca confezionata, dall’altra nove lavoratori, tutti immigrati dal Marocco e dall’India.
Da una parte un’azienda presente con filiali in 21 paesi del mondo e 238 stabilimenti in otto paesi europei, con un fatturato globale al giugno 2008 di 1490 milioni di euro, oltre il 10 per cento in più dell’esercizio precedente. Dall’altra di parte le vite di nove stranieri, arrivati anni fa dai loro paesi, gente che ha faticosamente costruito il proprio avverire lavorando per uno stipendio modesto e contribuendo a «rendere grande» la loro azienda.
Il 28 febbraio di quest’anno il sito produttivo Bondouelle di San Paolo D’Argon [Bg] va a fuoco. L’incendio è devastante e solo per caso nessuno dei 30 dipendenti del turno di notte subisce conseguenze. Dopo le prime dichiarazioni dell’azienda [«Ricostruiremo, riattiveremo gli impianti»] si profila un lungo periodo di inattività per i lavoratori [circa 110]. Dopo tre mesi di cassa integrazione arriva il piano della Bondouelle: sessanta di loro sono riassunti nel nuovo stabilimento di Lallio [Bg], mentre per gli altri la proposta è la «mobilità volontaria», ovvero il licenziamento. L’unica alternativa è il trasferimento nello stabilimento Bondouelle di Battipaglia, in provincia di Salerno. Da subito la mobilitazione è gestita direttamente dai lavoratori, che indicono presidi, bloccano le strade, partecipano e organizzano assemblee in ogni luogo. Il sindacato promuove una causa del lavoro e asseconda la lotta dei dipendenti Bondouelle. Il mese scorso trenta lavoratori accettano la mobilità, gli altri 60 iniziano a lavorare nel nuovo sito in provincia di Bergamo. Ne rimangono nove che, da soli, continuano a rifiutare di trasferirsi a 900 chilometri di distanza. Sono per la maggior parte cittadini nati in Marocco, da anni perfettamente integrati nella società italiana. La maggior parte di loro ha famiglia, hanno acquistato casa, stanno pagando un mutuo, molti dei loro figli sono nati in Italia, parlano italiano con l’accento bergamasco.
Da dieci giorni vivono nella piazza principale di Bergamo, piazza Vittorio Veneto. Hanno alcune tende e ora un camper. Stanno lì e raccontano a giornalisti e semplici passanti le loro ragioni, così chiare da sembrare persino banali: «Ma come, ho impiegato un sacco di anni per ambientarmi qui, ho imparato l’italiano, comprato casa, mando a scuola i miei figli, in famiglia tutti facciamo sacrifici per pagare le rate del mutuo che continuano a crescere e ora cosa dovrei fare? Trasferirmi in Campania, sradicare moglie e figli, ricominciare tutto dall’inizio?», Kadif è un omone, impugna il microfono nel mezzo della piazza e racconta deciso la sua vita alla gente che passa. Altri prendono la parola, ognuno esprime concetti semplici e soprattutto la determinazione a non mollare.
La lotta dei «nove della Bondouelle» è sostenuta oltre che dalle organizzazioni sindacali, dal movimento studentesco, dal gruppo Alternainsieme di San Paolo D’Argon e da Rifondazione Comunista, o quello che ne rimane dopo l’esito delle ultime elezioni politiche.
Loro, i nove, sostengono che nello stabilimento nuovo di Lallio c’è posto anche per loro; lo confermano anche i colleghi di lavoro più fortunati, che appena hanno ripreso l’attività hanno scoperto che i ritmi sono aumentati e nove persone in più farebbero proprio comodo. Intanto si aspetta la decisione del tribunale del lavoro, che si pronuncerà nei prossimi giorni.
Oggi a Bergamo piove e fa freddo, è Ramadan e si aspetta la sera per mangiare qualcosa di caldo. Bonduelle che ha fatto di un motto il motivo del suo successo commerciale: «La verdura, tutta la verdura, nient’altro che la verdura». E’ anche per questo che si sta facendo strada l’idea del boicottaggio di tutti i prodotti Bondouelle. Oltre alla verdura, ci sono i lavoratori.

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