Bussolengo. Partono le prime indagini, ma i rom restano in carcere

Denis, Sonia e Angelo, i tre rom detenuti presso il carcere di Verona dal 5 settembre e che hanno denunciato di essere stati massacrati dai carabinieri di Bussolengo, non sono stati liberati. Ma la procura di Verona ha aperto ufficialmente un fascicolo per le denunce dei rom – inizialmente fermati e poi liberati dai carabinieri – contro ignoti, mentre il Comandate provinciale dei carabinieri di Verona ha avviato un’indagine interna per capire cosa è accaduto esattamente ai rom quel maledetto 5 settembre presso la caserma di Bussolengo.
L’udienza dei tre rom si è conclusa oggi verso mezzogiorno. Per il giudice Di Camillo non ci sono elementi nuovi sufficienti per autorizzare la scarcerazione come rischiesto invece dalla difesa e ha fissato per martedì 23 settembre, alle ore 9, la prossima udienza. Per il giudice ci sarebbe il rischio di reiterazione del reato [eppure i rom sono stati arrestati con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale e tentato furto – della pistola – a danno dei carabinieri]. Giudice, pm e difesa hanno cominciato a ragionare di un patteggiamento, ma durante l’udienza non è stata nenanche citata la controdenuncia con le gravissime accuse contro i carabinieri.
Inizialmente nell’aula dell’udienza erano presenti, oltre a diversi giornalisti, anche i promotori del presidio cominciato alle ore 9 all’ingresso del tribunale di Verona, tra cui molti rom. Il giudice ha deciso in un secondo momento di lasciare tutti fuori. Per tutta la mattinata, gli organizzatori del presidio hanno diffuso decine di volantini e spiegato ad avvocati, cittadini e giudici di passaggio cosa è accaduto realmente il 5 settembre. Lo striscione che segnalava la presenza dei manifestanti diceva: «Denis, Sonia e Angelo liberi subito».
Più di cento persone, invece, hanno partecipato lunedì sera a un’altra importante iniziativa di protesta organizzata dalle 18,30 fino alle 20,30 vicino alla prefettura di Verona, in piazza dei Signori, per chiedere la scarcerazione dei tre rom. A promuovere la protesta sono stati quelli del centro sociale La Chimica, il Circolo Pink, oltre a Prc, Comunisti italiani, Sinistra critica, alcune associazioni che si occupano di rom e sinti e moltissimi singoli cittadini.
Una delegazione dei manifestanti è stata anche ricevuta dal prefetto, Italia Fortunati. «Abbiamo spiegato le nostre preoccupazioni e chiesto di fare subito chiarezza», dice Cristina Stevanoni, che ha partecipato all’incontro. Il prefetto ha detto di non avere molti poteri per una denuncia di questo tipo e che una cosa del genere, se fosse vera, sarebbe comunque un «fatto unico» per la cittadina, ma ha anche detto che «occorre accertare cosa è davvero accaduto». Il prefetto ha mostrato anche molta attenzione ai racconti che dimostrano come a Verona la deriva securitaria sta provocando un clima pesante e ha infine annunciato che il Comandate provinciale dei carabinieri di Verona le ha comunicato di aver avviato ufficialmente un’indagine interna per il caso Bussolengo.
Ma oggi è anche il giorno in cui il caso della «Bolzaneto rom» rompe il silenzio dei grandi media e delle istituzioni. Questa mattina persino La Repubblica ha deciso di raccontare quando denunciato da Carta da più di una settimana [«Verona, la denuncia di 6 rom. ‘Torturati dai carabinieri’» è il titolo di un articolo pubblicato oggi a pagina 13]. A Bruxelles invece oggi alcune ong hanno diffuso documenti e rilasciato interviste sul caso Bussolengo, durante la riunione della Commissione europea dedicata alle politiche dei rom. Dal parlamento europeo arriva anche la conferma che sarà inviata in Italia una delegazione per verificare la condizione del popolo rom, ma nelle delegazione ci saranno anche gli eurodeputati di estrema destra, come Fiore e Romagnoli. Infine, nel pomeriggio, il ministro Maroni ha incontrato la Federazione rom e sinti insieme [aggiornamento ora per ora nel notiziario di Carta.org].

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