Il ministro dell'interno incontra gli europarlamentari della commissione in visita in Italia e parla di provvedimenti «solo a scopo sociale». E su Bussolengo accetta la versione dei carabinieri. Assolti a Catania i rom accusati di aver tentato di rapire una bimba.
«Veramente a noi risulta il contrario e in questo senso che già un procedimento dell’autorità giudiziaria in corso». Così ha risposto venerdì 19 il ministro dell’interno Roberto Maroni alla domanda di Giusto Catania, eurodeputato del gruppo Gue, uno dei membri della commissione di europarlamentari in visita in Italia per verificare i provvedimenti del governo Berlusconi rispetto ai rom. Il «contrario» è la versione dei carabinieri di Bussolengo [Verona] circa i fatti di venerdì 5 settembre. «Mi risulta – ha detto Maroni – Che siano stati i rom ad aggredire i carabinieri e non l’opposto». Il processo per direttissima aperto contro Angelo e Sonia Campos e Dennis Rossetto per le accuse di resistenza all’arresto e tentato furto di una pistola [la prossima udienza è martedì 23 alle 9 presso il tribunale di Verona] rischia quindi di creare una «verità dell’aula» prima ancora che siano messe in marcia le indagini aperte dalla procura di Verona e dal comando provinciale dell’arma dei carabinieri sulla base delle denunce presentate dai familiardi dei Campos. Secondo queste denunce, i carabinieri di Bussolengo avrebbero picchiato duramente i Campos. Un pestaggio iniziato sul piazzale Vittorio Veneto, dove la famiglia si era riunita per pranzare, e poi proseguito nella caserma dei carabinieri.
Il caso di Bussolengo aveva creato scompiglio già il giorno prima. Durante l’incontro della delegazione di parlamentari europei con i membri delle commissioni affari europei e affari costituzionali della camera e del senato, la deputata olandese Els de Groen aveva chiesto chiarimenti in merito alla vicenda. Mario Pescante, Pdl, ha attaccato duramente de Groen, facendo scoppiare un caso politico. «Secondo me è una polemica montata ad arte – dice Catania, che era presente all’incontro – Per evitare di rispondere alle molte domande che la commissione ha presentato sulle politiche del governo Berlusconi». Una parte delle risposte sono arrivate da Maroni che ha detto che gli interventi del governo non sono diretti contro i rom ma sono «per tutti i cittadini nomadi» e per «dare loro una fissa dimora», a prescindere dalla loro origine etnica. Secondo Maroni, dovrebbero servire a questo scopo anche i dati raccolti nei cosiddetti «censimenti». Ma quando la una parte della commissione ha espresso la sua perplessità per il metodo scelto dal governo, Maroni ha glissato. Proprio sui dati raccolti dalle prefetture e dai supercommissari «per i rom», la politica del governo mostra le crepe più evidenti. «C’è un’importante frattura – dice Catania – tra ciò che è contenuto nelle linee guida che il governo ha trasmesso all’Ue e ciò che invece è contenuto nelle ordinanze emanate a fine maggio per fronteggiare la presunta emergenza rom». Le linee guida, infatti, sono arrivate solo il 17 luglio, un mese e mezzo dopo le ordinanze. In quelle sei settimane è successo di tutto, a Roma, Napoli e Milano. L’Ue ha considerato «accettabili» solo le linee guida, ma non si è espressa sulle ordinanze, che non sono state ufficialmente trasmesse. Pertanto, si pone il problema di che cosa fare dei «dati» raccolti nei blitz ordinati dalle prefetture tra la fine di maggio e metà luglio. Secondo il garante per la raccolta dei dati personali, che ha incontrato in mattinata la commissione, quei dati andrebbero distrutti. Secondo Maroni, invece, saranno usati solo «a fini di politiche sociali».
Intanto, una bella notizia: il 17 settembre il tribunale di Catania ha assolto Sebastian e Veronica, rom di origine rumena, dall’accusa di aver tentato di rapire una bambina di tre anni. Era «successo» il 15 maggio scorso. Uno dei «casi» mediatici che hanno alimentato la campagna estiva contro i rom. Anche in questo caso, però, vale il «contrario» per Maroni: la colpa, come sempre, è dei giornalisti. Solo che questa «colpa» è poi diventata l’alibi per le ordinanze che il governo ora cerca di rimuovere.
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