Adesso abbiamo finalmente capito cosa significa la sigla Pi-di-elle, quella del nuovo partito onni-berlusconiano: significa Partito delle Deportazioni in Libia. E il Pd?, chiederete voi. Beh, vuol dire un semplice e un po’ generico Partito delle Deportazioni, grazie al bel ragionamento di Francesco Rutelli, secondo il quale «i clandestini vanno respinti e non si può fare gli ipocriti», e agli amarcord di Massimo D’Alema, che rivendica come il suo governo abbia ricacciato indietro un sacco di albanesi, compresi gli ottanta annegati della Kater-i-Rades, nave che venne speronata da un’imbarcazione della marina militare. Rutelli aggiunge un altro concetto interessante: come non si debbano aumentare voti come fa la destra, a botte di razzismo; né però perderli con «slogan idioti» come «siamo tutti clandestini».
Quegli idioti siamo noi, tra gli altri: produciamo pure magliette con scritto «Clandestino», o documenti collettivi in cui scriviamo che al termine «proletario» di una volta bisognerebbe sostituire proprio «clandestino». E d’altra parte, non siamo i soli a pensarlo, anche se non sappiamo quanto valga in voti questa cosa che chiamerei tutela dell’umanità, nostra e dei «clandestini» torturati, stuprati, sfruttati da Bobo Gheddafi, e ributtati indietro, quando non annegano, da Muammar Maroni. Lo pensa anche il Vaticano, pensa un po’. E sì che Rutelli al Vaticano era disposto a regalare tutto. Ma poi, chi se ne frega di Rutelli e del finto «dibattito politico» con cui ogni sera il Tg1 ci deprime? Bisognerebbe piuttosto preoccuparsi dei due neonati che erano nell’ultimo barcone rimandato in Libia. Piccolissimi esseri umani eppure già così inutili.
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