Sgomberati, prima o poi

Mentre a Roma l’estate si alterna ad un tempo freddo e piovoso, non si fermano gli sgomberi dei Rom su tutto il territorio cittadino. La scorsa settimana è la Folgore ad «avvisare» dei rom rumeni che entro 48 ore sarebbero stati mandati via dal loro accampamento precario di via di Centocelle. Sono circa 250 persone, la metà minori di 18 anni, che vivono da circa un anno in baracche, senza acqua, luce e servizi igienici: seguiti dall’associazione Popica onlus, queste famiglie avevano regolarmente inserito i figli nelle scuole del territorio, accompagnati dagli stessi genitori. Obbligati a trovare una soluzione, i Rom di Centocelle hanno occupato un deposito di via dei Gordiani sostenuti dal mondo associativo romano, per cui è lo stesso prefetto Pecoraro a sospendere l’invio delle forze dell’ordine e permettere il ritorno delle famiglie rom al vecchio campo di via di Centocelle, sussidiati da bagni chimici e gruppi elettrogeni almeno fino al prossimo autunno. Oggi arriva la notizia di un’altra «visita» in un’altra occupazione romana: i Rom di via delle Cave di Pietralata sono stati avvertiti di essere sotto sgombero domani mattina. Anche loro Rom rumeni, vivono a Roma da dieci anni e girano da allora da baracca in baracca, sempre ai margini della zona intorno alla stazione Tiburtina. Al municipio di zona non sanno niente, stiamo verificando alla Prefettura come gestire una situazione che sembrava destinata a migliorare tramite un autorecupero dell’area in cui vivono i Rom, e non a peggiorare come sembra oggi. Chiaro è che se anche queste persone saranno mandate via non torneranno certamente in Romania, ma continueranno a gravitare intorno a Roma, nelle sue periferie ancora buie nonostante i proclami comunali e nazionali sulla sicurezza. Altre cento persone ai margini, allontanate dalla scuola in cui vanno i loro figli e figlie, ancora più lontane dai loro posti di lavoro precari, dai semafori dell’elemosina. Ancora una volta, la povertà viene nascosta a Roma ed ai romani, ma c’è.

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