Perché la sanatoria è fallita

«Un flop». È l’espressione che più ricorre sulla sanatoria per colf e badanti iniziata il primo settembre e che andrà avanti fino al 30. Il 27 agosto, in un’intervista, il capo del Dipartimento per l’immigrazione, Mario Morcone, spiegava al Giornale che «in tutto arriveranno almeno 500 mila domande, che potrebbero lievitare a 750 mila». In Italia non esistono dati sul numero di persone senza documenti ma si stima che siano circa un milione. Al 29 settembre però, secondo i dati del ministero dell’interno, le domande erano solo 257955, presentate per lo più da ucraini, moldavi, marocchini e bengalesi. Eppure, secondo il Censis una famiglia su dieci ricorre ai servizi di colf e badanti: in tutto circa un milione e mezzo, il 71,6 per cento di origine straniera.

La sanatoria si sta rivelando un’occasione persa. C’è chi, come la Cgil di Firenze, denuncia il costo troppo alto: 500 euro per la richiesta e alcune centinaia di euro di contributi in seguito, che spesso è lo stesso lavoratore a pagare. E anche il fatto che il datore di lavoro debba disporre di un reddito annuo lordo di almeno 20 mila euro o 25 mila euro se si tratta di una coppia, limita le possibilità. Il governo starebbe pensando di permettere ai datori di lavoro di garantire le 20 ore di retribuzione e contributi settimanali, modificando il decreto, che prevede invece che i costi siano sostenuti da un’unica persona. Ma per molti non basta a spiegare la sanatoria vada così a rilento. «Ci sono aspetti tecnici – spiega l’avvocato Salvatore Fachille, dell’associazione romana Impronte – che hanno scoraggiato i datori di lavoro, a partire dalla poca chiarezza sulle responsabilità penale. Le infrazioni stabilite dalla legge si estinguono quando la procedura va a buon fine. Ma non quando la richiesta viene respinta. Ecco perché Morcone ha da subito voluto rassicurare i datori di lavoro: ‘La banca dati dell’immigrazione non è quella della polizia criminale. Però i dati degli stranieri potrebbero servire nel caso in cui commettessero reati’».

Nonostante queste rassicurazioni preventive e una procedura semplice, sono in molti ad aver preferito licenziare il proprio dipendente invece di regolarizzarlo. E su internet aumentano gli annunci nei quali migranti offrono soldi in cambio di una finta assunzione. Tra chi fa richiesta, molti fanno un altro lavoro. Cosa che il governo sapeva benissimo. «La Lega ha voluto fare una sanatoria solo per posizioni professionali di grande subalternità. Il simbolismo è demenziale ed elementare: se vuoi venire in Italia devi fare il servo», conclude Fachille.

Il fallimento della sanatoria è anche un danno economico notevole: sta infatti provocando un mancato incasso per il governo che ha fatto dei respingimenti e del reato di «clandestinità» il suo marchio. E che pensava di poter contare su almeno 300 milioni, se non 450, grazie al forfait di 500 euro, che non viene rimborsato nel caso in cui la domanda viene respinta. Se si sommano anche i contributi versati per il primo anno di lavoro dei migranti [circa 390 euro], la cifra diventerebbe 1,2 o 1,6 miliardi di euro. A quanto pare, però, il business della regolarizzazione questa volta non sarà così redditizio.

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