I tre imputati della Cap Anamur sono stati prosciolti. Intanto la strage continua. Ieri sono sbarcati venti migranti a Gela, oggi altri quindici. Ripescato il cadavere di un migrante, i dispersi sarebbero almeno quindici. Da Catania espulsi 18 egiziani nella notte.
Il tribunale di Agrigento ha prosciolto i tre imputati della Cap Anamur. Il presidente dell’associazione Cap Anamur, Elias Bierdel, il comandante della nave dallo stesso nome, Vladimir Dachkevitce, e Stefan Schimdt, primo ufficiale dell’imbarcazione, erano accusati di aver favorito l’immigrazione clandestina perché nel luglio del 2004 la nave tedesca Cap Anamur salvò 37 naufraghi sudanesi originari del Darfur, alla deriva.
Dopo alcuni giorni passati in mare, senza riuscire ad ottenere l’autorizzazione ad attraccare, la nave dichiarò lo stato di emergenza sanitaria e entrò a Porto Empedocle. Bierdel, Dachkevitce e Schimdt furono arrestati anche se per pochi giorni. Il Pm aveva chiesto 4 anni di reclusione e 400 mila euro di multa per Bierdel e Schimdt, mentre aveva chiesto l’assoluzione per Dachkevitce.
Nel frattempo la strage continua: il cadavere di un uomo è stato ripescato a Gela, vicino allo stabilimento petrolchimico. E’ stato invece salvato e portato in ospedale un ragazzo, tra i sedici e i diociotto anni, che era aggrapato a un bidone di plastica. Potrebbe essere un migrante che viaggiava insieme alle venti persone sbarcate ieri sulle coste gelesi. Si trovano adesso nel centro della Protezione civile di via Ossidania. Anche questa mattina sono stati trovati altri quindici migranti, in contrada Bulala. Dalle prime testimonianze raccolte, sembrerebbe che siano arrivati su una barca che trasportava una cinquantina di persone. Secondo la Guardia costiera potrebbe esserci una «nave-madre» che sta scaricando gli immigrati lungo la costa sud.
Intanto dal Vaticano dove è in corso il sinodo sull’Africa, un vescovo etiope ha criticato duramente i respingimenti dei migranti praticati dall’Italia e l’atteggiamento dei media a riguardo. «Spero che questo sinodo per l’Africa studi le cause che sono alla base del traffico di esseri umani, delle persone sfollate, dei lavoratori domestici sfruttati, specialmente le donne in Medio Oriente, dei rifugiati e dei migranti – ha detto monsignore Bernaneyesus Demerew Souraphiel, presidente della Conferenza episcopale etiope – specialmente degli africani che giungono sui barconi e dei richiedenti asilo, e che sortisca posizioni e proposte concrete per mostrare al mondo che la vita degli africani è sacra e non priva di valore, come invece sembra essere presentata e vista da molti media». Il vicario apostolico di Tripoli Giovanni Innocenzo Martinelli ha sottolineato che «vi sono migliaia di immigrati che entrano in Libia ogni anno, provenienti dai paesi dellAfrica subsahariana. La maggior parte di questi fugge dalla guerra e dalla povertà del proprio paese e arriva in Libia, dove cerca un lavoro per aiutare la famiglia oppure un modo per andare in Europa nella speranza di trovarvi una vita migliore e più sicura. In Libia viviamo tutta la tragedia di questo fenomeno… Venire in Libia per essere respinti dall’Europa…».
Respingimenti che proseguono anche per via aerea. 18 egiziani sbarcati ieri in Sicilia sono stati rimandati al Cairo con un volo charter partito all’una di questa notte da Catania.
In Francia da alcuni giorni diverse organizzazioni sono mobilitate perché un charter rischia di rispedire a Kabul una quarantina di afghani provenienti dalla «giungla» di Calais. Il ministro dell’immigrazione e dell’identità nazionale ha affermato oggi: «Il presidente Sarkozy è stato chiarissimo la settimana scorsa sull’argomento annunciando che ci saranno voli di gruppi, rimpatri forzati fatti insieme ai britannici. Ci saranno voli collettivi a condizione che un certo numero di criteri siano riempiti: ad esempio che possiamo essere certi che le persone saranno al sicuro a Kabul e che ci sia la possibilità di un aiuto al reinsediamento». «Se non si ha lo statuto di rifugiato – ha concluso il ministro – se non si accetta il ritorno volontario, e per mandare un messaggio di fermezza ai trafficanti, sì, vi confermo che la Francia ricondurrà alla frontiera persone delle dodici cittadinanze rappresentante a Calais».
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