La moltiplicazione del 17 ottobre

Di seguito la rubrica Cantieri sociali pubblicata su il manifesto il 16 ottobre, dedicata alla manifestazione antirzzista del 17.

La manifestazione del 17 ottobre è già un successo. Non occorre sapere leggere il futuro oppure essere ottimisti a tutti i costi per dirlo. Il razzismo delle istituzioni, e quello popolare, sono un virus molto diffuso e anche il più ottimista tra gli antirazzisti è consapevole che nel breve termine non è eliminabile. E non occorre neanche partecipare alle riunioni, pur importanti, di chi organizza una manifestazione nazionale complessa come quella di sabato prossimo, per affermare che la mobilitazione del 17 è già riuscita.
Un bizzarro e fragile osservatorio come Carta, con la sua campagna Clandestino e che è in contatto con centinaia di movimenti, associazioni, comunità di migranti, comitati, e con migliaia di singoli cittadini, da ormai un anno osserva e sostiene pezzi di società che non si rassegnano al razzismo e spesso lo fanno in modo poco tradizionale. È un crocevia sociale costituito da forme di aggregazione differenti, che i grandi media e le grandi organizzazioni non riescono proprio a intercettare.
La campagna Clandestino ha cominciato a mostrare chi c’è, in questo frammentato ma vivace «movimento», quando in aprile ha raccolto più di quattrocento adesioni a un «autocensimento» antirazzista, promosso in pochi giorni e attraverso qualche e-mail. Associazioni, cooperative sociali, gruppi di migranti, pezzi di sindacato, circoli Arci, centri sociali, religiosi hanno inviato i loro dati e raccontato come, attraverso sportelli informativi, campagne, azioni di solidarietà, scuole di italiano… mettono in discussione stereotipi e pregiudizi e costruiscono nuove relazioni tra cittadini, con e senza documenti.
Buona parte di quei quattrocento, e molti altri, il 25 settembre hanno dimostrato che anche senza media, sponsor, grandi organizzazioni è possibile promuovere eventi che dal punto di vista culturale e sociale sono in grado di agire molto più in profondità di quanto non riesca ogni giorno allo show della politica. Come lo hanno fatto? Organizzando cene sociali, partite di pallone, concerti, spettacoli teatrali, finte ronde provocatorie, e ancora proiezioni di film [ad esempio «Come un uomo sulla terra» e «U stissu sangu»], presentazione di libri, feste in strada… E sono riusciti a trovare facilmente l’adesione, tra gli altri, di Andrea Camilleri, Ascanio Celestini, Moni Ovadia, Marco Rovelli, Massimo Carlotto, Erri De Luca.
La data del 25 settembre era stata condivisa da molte organizzazioni che sono nel Comitato promotore del 17 ottobre: la manifestazione, secondo loro, aveva senso e maggiori probabilità di riuscita se un gran numero di città avessero ospitato – prima – iniziative locali. Al Clandestino Day hanno partecipato più di quattrocento organizzazioni sociali in settanta località. E siccome l’antirazzismo ha bisogno di una nuova narrazione, di nuovi alfabeti, molti dei promotori degli eventi locali si sono preoccupati anche di scrivere articoli, filmare, raccogliere foto [una buona parte sono su clandestino.carta.org, sito inaugurato un mese fa da Carta per raccontare meglio ciò che si muove nelle città su questi temi].
Un altro frutto di questa rete sociale anomala sarà evidente il 17 ottobre, quando tremila persone, soprattutto migranti, alla fine del corteo non torneranno a casa, ma si fermeranno per un sit-in permanente in piazza Santi Apostoli. A sostenere questa protesta sono il centro sociale Ex Canapificio di Caserta, i missionari di Castel Voltuno [quelli che in giugno hanno organizzato in quaranta città il rilascio dei «permessi di soggiorno in nome di Dio», insieme ad associazioni di tutti i tipi], ma anche le Donne in nero, gli studenti e una galassia di altre aggregazioni sociali. Il loro obiettivo è avviare una discussione sulla possibilità di riaprire i termini della regolarizzazione, tema che fino a qualche anno era nelle agende soltanto di qualche partito o di qualche grande sindacato [al sit-in dei casertani e a chi fa i soldi sui reclusi nei Cie è dedicato un ampio servizio del settimanale in edicola da venerdì].
Ma è sufficiente anche leggere il lungo elenco di chi ha aderito al 17 ottobre [lo trovate su www.17ottobreantirazzista.org insieme alle informazioni sul corteo] per capire che la separazione tra la società, dove le persone vivono, e la politica, con i suoi media, è ormai netta. L’osservatorio di Carta su questo incoraggiante pezzo di società civile non si ferma: sabato sarà in corteo anche il «furgone clandestino». Cercatelo.

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