Lettera. Rifiuti umani

“Non è che un inizio”, incipit dell’articolo di Valentino Parlato su il manifesto del 23 marzo, suona come un avvertimento alle forze democratiche di fronte ad un’offensiva autoritaria, anticostituzionale in atto su più fronti ad iniziare da quello della sicurezza, come viene percepita oggi la presenza degli “altri”, una lista che a cominciare dalle popolazioni rom può estendersi all’infinito fino a che non sarà soppressa qualsiasi forma di diversità sia essa biologica, sociale, etnica o culturale. E su questo l’emergenza rifiuti trova la sua collocazione e la sua risoluzione. Si individuano quelle aree critiche e già compromesse o pronte ad esserlo per rimuovere i resti dei nostri consumi ma anche le scorie più o meno tossiche del nostro made in Italy, il cui processo produttivo non può sottrarsi alle dinamiche di trasformazione, rifiuti compresi. Insomma quello che conta è che l’immagine sia pura. Fuori perciò dalle nostre strade mendicanti, straccioni ma anche immigrati così come la spazzatura. Certo da qualche parte bisogna metterli questi ingombri anche con la forza dell’esercito: cpt, discariche, carceri, magari rimpatrio nel terzo mondo con rifiuti tossici al seguito, purché le nostre città risplendano. A Parlato che, oltre l’Arcobaleno a sinistra non riesce a vedere più nulla, possiamo dire che qualche minoranza, invisibile a lui, da quella parte aveva già iniziato un’analisi dei fatti elaborando un documento sul tema: il vecchio e il nuovo del fascismo.

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