Cattolici alla Cei: la Chiesa prenda parola sui rom

Pubblichiamo il testo completo di una interessante lettera aperta scritta dal Comitato cattolico internazionale per i rom al cardinale e presidente della Cei [la Conferenza italiana dei vescovi], Angelo Bagnasco. La lunga lettera è stata firmata, tra gli altri, dal presidente don Pietro Gabella e da centinaia di persone di ventuno paesi differenti che si sono incontrati nei giorni scorsi in Croazia.

Lettera aperta alla Conferenza episcopale italiana
Durante lo svolgersi dell’ultimo nostro incontro internazionale a Trogir [Croazia] sul tema «Essere artigiani di pace di fronte a un contesto antizingari crescente», i 130 partecipanti di 21 diversi paesi europei, hanno manifestato la loro forte preoccupazione per le nuove forme di razzismo a volte latente, a volte banalizzato e a volte manifestamente violento, razzismo che ancora va a colpire la popolazione tzigana. Come nel suo passato, questa popolazione, ancora oggi, è vittima di un rifiuto e di una povertà inquietanti. Questo giudizio è ampiamente confermato da diversi rapporti ufficiali e seriamente oggettivi.
Questa lettera aperta fa seguito alle conclusioni di detto incontro. Noi ci permettiamo di indirizzarla a Lei quale Presidente della Conferenza episcopale italiana nella speranza che il nostro appello possa avere una ripercussione sui membri della Conferenza stessa.
Di fatto, la situazione in Italia, con l’evolversi di reazioni sempre più violente e ostili caratterizzate da irrazionalità, è particolarmente grave al punto che sembra rispondere a un disegno precostituito. Non denunciare le ingiustizie, ne la deriva sociale che esse creano, costituirebbe un delitto di cui non ci sentiamo di portarne la responsabilità sia come battezzati che come «artigiani della pace».
Per questo sentiamo il dovere tassativo e inderogabile di non tacere!
- È profondamente ingiusto l’imputare il comportamento inadeguato di qualche rom all’insieme della comunità e prendere al riguardo misure pesanti e generali che non hanno fondamento né giuridico né morale.
- È profondamente ingiusto che siano diffuse attraverso strumenti politici di primo piano notizie false e tendenziose, confermate e divulgate dai media, senza che alcuna voce, altrettanto autorevole, senta il dovere di approfondirne la veridicità e richiami alla riflessione seria e alla oggettività delle notizie.
- È profondamente ingiusto prendere «misure di sicurezza» che rifiutano questa popolazione in quanto tale. Visto che la stessa è la parte più debole della società richiederebbe, al contrario, una speciale attenzione e protezione. Inquieta constatare come con facilità si può favorire una drammatica inversione dei valori.
- È profondamente ingiusto assistere passivamente ad atti di violenza in terreni di stazionamento che, anche se tutti sanno essere luoghi di vita subumana e abbandonati a se stessi, sono pur sempre e comunque luoghi di vita familiare intensa.
- È profondamente ingiusto ignorare il pesante tributo di persecuzione e di umiliazione che gli «zingari» hanno già pagato nel corso della loro storia. Questo fatto ha marcato drammaticamente la loro coscienza collettiva. Oggi, basterebbe il buon senso, si imporrebbe di evitare ulteriore accanimento sulle loro ferite.
- È profondamente ingiusto ricercare soluzioni populiste le quali non possono che incancrenire e interiorizzare un risentimento negativo dell’anima fra le comunità tzigane e la società maggioritaria. Questo provocherà nuove e inevitabili violenze che avranno come risultato la penalizzazione delle parti più deboli.
- È profondamente ingiusto che una maggioranza permetta, con il suo silenzio, agli «integralisti» di diffondere disprezzo, diffidenza, paura e odio e di «ripulire» ciò che ci disturba. Domani la stessa maggioranza si laverà le mani e si giustificherà affermando che è stata obbligata a ripulire la sporcizia lasciata da altri.
In forza della presenza dell’amore di Cristo che abbiamo scoperto a partire da questo popolo umiliato e in forza dell’Incarnazione, che è la piena forma della solidarietà, Le chiediamo di vegliare costantemente affinché la voce della Conferenza episcopale italiana si faccia sentire coraggiosamente e fortemente chiara per condannare queste ingiustizie che oltretutto sono un’ingiuria al messaggio evangelico di cui Lei è portatore e che costituiscono una grave minaccia per il futuro sia sociale che ecclesiale. In queste tragiche circostanze, noi non riusciamo a nasconderci dietro un fragile rifugio chiamato prudenza che alla fine provocherà una grave ferita alla giustizia; noi dobbiamo, al contrario, osare di assumere, tutti insieme, il rischio che comporta il messaggio di Gesù Cristo.
Fin d’ora la ringraziamo, eminenza, per le iniziative che ella non mancherà di prendere in seno alla Conferenza episcopale italiana al fine che venga percepito lo sguardo evangelico della Chiesa e la preghiamo di credere alla nostra volontà di collaborare alla costruzione della pace in modo tale che tutta la comunità ecclesiale e civile possa riceverne beneficio.

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