Dalla valle che resiste

E’ andata, la manifestazione nazionale del 14 ottobre è riuscita. E’ stato difficile riuscire a costruirla, e credo che molte delle ragioni che hanno impedito la sua massima capacità mobilitativa siano giuste. Oggi in Valle di Susa non si può pretendere di decidere per tutti/e, oggi in valle si decide veramente assieme, in autonomia, tra tutti i soggetti del movimento ma assieme. E forse questo è mancato, la spinta che ad oggi fa la differenza. Io credo che il nostro livello di democrazia sia quello più alto che esista: non è solo partecipato, perché non vogliamo partecipare a quello che c’è, vogliamo fare di più, vogliamo “costruire” e “costituire”, e la lotta e il conflitto sono i nostri strumenti collettivi. Ma penso che questo ragionamento si potrà sviluppare in seguito.

Torniamo alla manifestazione; in 10 mila abbiamo sfilato per Roma senza una bandiera di partito, e credo che questo sia positivo, ed è forse una delle prime volte; abbiamo sfilato contro questo governo perché deve essere chiaro che è il governo Prodi l’oggetto a cui indirizzare oggi le nostre attenzioni conflittuali. Berlusconi lo abbiamo ben conosciuto, lo abbiamo contrastato, abbiamo fronteggiato e cacciato le sue polizie, ma oggi non c’è più, oggi c’è Prodi, c’è Di Pietro e via discorrendo. Il nostro movimento è stato forte perché indipendente dai governi e dai partiti tant’è che chi ci ha seguito lo ha dovuto fare sul nostro terreno, quello della lotta senza mediazioni. E sabato alcuni parlamentari hanno parlato dal nostro palco dichiarandoci fedeltà, ma vogliamo sapere fino a che punto questo avverrà; è bene sentire Paolo Cento dire “No Tav! No Mose!, No Ponte!”, ma poi i No Mose fischiavano e ci spiegavano che il Mose è in finanziaria [al pari delle guerre, dei Cpt, della legge 30 ecc.]. Anche se non dal corteo, il ministro Ferrero ha dichiarato che non si farà la Tav, ma anche in questo caso come si sarà espresso? Come ministro, come militante di Rifondazione, come cittadino? Chi fa il politico di professione spero sappia bene che non può fare come il ministro Pecoraro Scanio, che da uomo dice No Tav, e da ministro parla di modifiche al tracciato. Eh no, non si può far così… è troppo semplice.

7 o 10 mila poco importa, non era a questa manifestazione che affidavamo le nostre sorti, era un passaggio da fare, importante perché avremmo incontrato alcuni dei movimenti, associazioni, comitati e collettivi che si battono per la difesa del territorio e del proprio futuro. Era importante perché abbiamo messo i puntini sulle “i” sulla Legge Obiettivo [che si può solo cancellare], era importante dire che gli amici ce li scegliamo per quello che fanno e che se l’Unione in campagna elettorale diceva di voler abrogare la famigerata legge, com’è che veniamo a Roma e la finanziaria che volete varare vuole scippare il Tfr ai lavoratori e alle lavoratrici, destinandone la metà a un fondo “infrastrutture”? Ed era importante andare nella città dove ha sede il governo per avvertirlo un po’ dicendo “signori, sappiate che non è solo dalle pagine dei giornali o dalle tv che dovete passare, dovete poi passare da quei paesi che per voi sono solo un puntino nelle vostre grandi cartine, e soprattutto chi c’era prima di voi ci ha già conosciuti… fate voi”. Era importante farlo e lo abbiamo fatto, consapevoli che potevamo fare meglio, ma sarà per la prossima volta.
Sapete, noi siamo quelli che se un sindaco da sempre “indeciso” rilascia dichiarazioni poco chiare, dopo due giorni di viaggio andiamo nella piazza del paese che amministra e gli chiediamo conto…

Tags assegnati a questo articolo: beni comuni, democrazia, ambiente

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