Sono da poco passate le 10 di mattina quando una delegazione di consiglieri regionali, composta da Anna Pizzo (Sl), Enrico Fontana (Sl), Giuseppe Mariani (Lista Civica per il Lazio), Luisa Laurelli (Pd) e Augusto Battaglia (Pd), entra nel Centro di Identificazine ed espulsione di Ponte Galeria. Il primo sopralluogo ufficiale della Regione Lazio dopo il suicidio della donna tunisina di qualche settimana fa. Dopo il disbrigo di tutte le formalità e la consegna dei documenti, i cancelli d’ingresso si chiudono dietro le loro spalle. Poco più di un ora per visitare la struttura, “scortati” passo dopo passo, come sempre avviene: prima la zona maschile, poi quella femminile, debitamente separate. Capita così che familiari, mariti e mogli, madri e figli, possano non vedersi per settimana, benché reclusi a pochi metri di distanza gli uni dagli altri. Un’ora e mezza per visitare le “gabbie” dove i migranti vengono trattenuti in attesa di essere rimpatriati: cancelli alti, cortili dove sgranchirsi un po’ le game e, in fondo, le celle dove dormire. Dai quattro ai sei letti per stanza. Non c’è intimità, non c’è non un luogo dove stare in pace, né uno dove socializzare: l’unico bar presente è stato chiuso. Adesso, l’acqua, viene distribuita due volte al giorno, la mattina e la sera. E ogni migrante ha a disposizione non più di due bottigliette. Tante le persone recluse. Dietro ogni storia si nasconde un mondo, fatto di sofferenze e di diritti negati. Tanti gli stranieri, ma anche i cittadini comunitari, i neo comunitari e perfino italiani. E poi condizioni igieniche difficili, invasione di zanzare, casi di tubercolosi, tossicodipendenti, personale sotto organico e una gestione caotica che blocca ogni programmazione . “Abbiamo sentito l’esigenza di tornare ancora una volta nel Cie romano – ha detto la consigliera Anna Pizzo – a seguito del suicidio della donna tunisina, in attesa di essere espulsa benché in Italia da 30 anni. Si tratta dell’ennesimo grave episodio verificatosi all’interno del Centro dove, quotidianamente, vengono lesi i diritti umani. Questi sono luoghi della sospensione del diritto, dove le persone immigrate vengono recluse pur non avendo colpe, se non quella di non avere i documenti. Come abbiamo evidenziato al termine dei precedenti sopralluoghi, e come ha constatato la delegazione di parlamentari europei che ha visitato sabato scorso la struttura, a Ponte Galeria vengono trattenuti illegalmente cittadini comunitari e neo comunitarie. Nonostante questi fatti siano stati più volte segnalati al prefetto di Roma Pecoraro – conclude – la situazione non è cambiata, anzi, ha subito un netto peggioramento. Chiediamo quindi al Prefetto, in quanto garante della legalità, cosa intenda fare per porre fine a tali forme di illegalità e lo invitiamo a vedere, con i suoi stessi occhi, com’è la situazione nel Cie”. Dai consiglieri sono poi emerse le richieste di “far accedere la stampa e il personale medico della Asl RmD, che nei giorni scorsi ci ha detto di essere stato bloccato all’ingresso del Cie perchè secretato, e di concordare quanto prima una nuova visita, stavolta con il prefetto Pecoraro. La delegazione ha poi annunciato un’interrogazione a Marrazzo per chiedere al presidente della Regione Lazio di presentare al Governo le richieste avanzate oggi. ‘’Sono tanti – ha aggiunto il consigliere Augusto Battaglia – i nati in Italia che, una volta maggiorenni, si sono ritrovati clandestini e sono stati spediti nel Centro”. “In queste condizioni ci vivono circa 250 persone – ha detto la presidente della Commissione sicurezza Luisa Laurelli – Ormai e’ solo la prosecuzione della carcerazione, ma tutti quelli che abbiamo incontrato ci hanno detto che preferirebbero la prigione, almeno lì esistono programmi di recupero sociale mentre qui non hanno nemmeno spazi di socialità”. Il presidente della Commissione Politiche Sociali Giuseppe Mariani ha riferito che ‘’i reclusi mangiano solo riso e pasta: quasi tutti hanno problemi gastrointestinali, e’ disumano’’. “I Cie non hanno ragione di esistere – ha detto invece il capogruppo della Sinistra Enrico Fontana – Gli immigrati sono qui senza aver commesso alcun reato ma solo per essere solo identificati ed espulsi. In pratica sono prolungamenti delle carcere italiane con un costo sproporzionato”. Il responsabile nazionale immigrazione del Prc Stefano Galieni avverte "che se passa la norma del Governo sull’estensione a sei mesi del tempo di permanenza nei Cie, la situazione precipiterà: diversi immigrati che ci hanno giurato di essere pronti al suicidio”. I consiglieri, durante il sopralluogo, hanno incontrato anche il compagno di Nabruka Mimuni, la tunisina che si e’ impiccata qualche giorno fa e le amiche della donna che hanno confermato la notizia del suicidio annunciato. Nel Cie di Ponte Galeria erano presenti fino a questa mattina 149 uomini e 94 donne per un totale di 243 persone su una capienza totale di 364 posti. Ma al termine della visita un pullman della polizia con a bordo una quindicina di immigrati, visibilmente scossi, è entrato nel piazzale del Cie. Per tutti loro, che si sono coperti il viso per la paura, si apriranno presto i cancelli del Centro. E i dati sulle presenze dovranno essere aggiornate già dal pomeriggio. Fuori dal cancello, invece, un ragazzo rom bosniaco aspetta con il figlio l’uscita della moglie. “Forse la rivedrò oggi – dice – forse domani. Nessuno mi dice niente. Io sto qui e aspetto. E pensare che mia moglie parla solo l’italiano”.
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