Forse qualcuno ricorda la rubrica di Cuore, settimanale satirico dei tempi andati. Si chiamava «Hanno la faccia come il culo» e aveva la forza liberatoria dello scrivere quel che in genere si pensa. Quelli di Confindustria hanno la faccia come il culo. Stanno alzando un polverone perché i decreti attuativi della legge sulla sicurezza del lavoro prevederebbero una pena massima di due anni, nei casi più gravi, per l’imprenditore che si sia reso colpevole di omissioni o trucchi sulle misure per tutelare la sicurezza dei lavoratori. Una pena massima, si badi bene, probabilmente fissata in quei termini per consentire la generalizzata concessione della sospensione condizionale della pena. Come dire: se ammazzi qualcuno dei tuoi dipendenti perché risparmi sulla sicurezza, quello che rischi, tu «datore di lavoro», è una macchia sulla tua fedina penale. Per questo Confindustria sta ostacolando il varo di quelle norme urgenti, urgentissime, per approvare le quali la Sinistra Arcobaleno chiede da settimane una riunione straordinaria del consiglio dei ministri. Tanto straordinaria, almeno, quanto quella che servì a lanciare il decreto sulla sicurezza [quell’altra, quella dei pogrom contro rom e rumeni], per altro votato da tutti i ministri, inclusi quelli della sinistra.
C’è qualcosa di osceno, in questa vicenda. E il peggio è che la strage di operai, lavoratori migranti, persone che cercano di tirare a campare e invece vengono schiacciaate, avvelenate e bruciate vive, esiste sui media [e dunque nella politica] solo per la forza dei grandi numeri. Se gli israeiliani ammazzano sessanta palestinesi, titolo in prima, se sono cinque niente. Lo stesso per gli omicidi bianchi. E’ su questo che conta la Confindustria: prima o poi si parlerà d’altro.
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