Continuano le proteste alla Fiat di Pomigliano D’arco, ma la stretta dei vertici aziendali si fa sempre più soffocante. Da settimane, ormai, lo stabilimento è in mobilitazione per sventare la delocalizzazione di 316 lavoratori verso un nuovo polo della logistica a Nola, ma ormai – probabilmente – la protesta si è trasformata in una lota per la sopravvivenza di 7 mila posti di lavoro. Questa mattina i sindacati confederali hanno indetto un presidio davanti alla Rai di Napoli, mentre da ieri si sciopera per due ore al giorno. Ma la Fiat fa la voce grossa. Giovedì scorso Marchionne ha dichiarato che, se non smetteranno gli scioperi, l’intero stabilimento potrebbe andare incontro alla chiusura. E in effetti Somigliano non ha ancora un piano industriale, mentre le nuove vetture della Fiat sono state commissionate ad altri stabilimenti. I Cobas, che hanno organizzato i picchetti ai cancelli spazzati via 2 settiamone fa dalle cariche della polizia, sono scettici «gli scioperi in corso stanno accompagnando la sconfitta» dice Mimmo. Intanto il primo maggio una manifestazione unitaria, organizzata con il sostegno di alcuni centri sociali di Napoli proverà a riportare alla ribalta la protesta di Pomigliano.






