Se a pagare sono i familiari delle vittime di omicidi sul lavoro

Un’esplosione causata da liquidi incendiabili, quattro operai morti ed un ferito. È questo il bilancio di un incidente capitato nel 2006 nella ditta Olii di Spoleto nel 2006. All’indomani della strage l’amministratore delegato dell’azienda, Giorgio del Papa, accusato di omicidio colposo plurimo e disastro colposo con l’aggravante «della colpa con previsione dell’evento», aveva dichiarato: «Sento il bisogno di esprimere tutto il dolore e la solidarietà alle famiglie dei quattro operai che hanno perso la vita nel mio stabilimento». A distanza di due anni del Papa ha chiesto 35 milioni di euro di risarcimento alle famiglie delle vittime e all’unico sopravvissuto. Secondo l’imprenditore la colpa dell’esplosione sarebbe da attribuire agli operai – dipendenti di una ditta esterna – perché avevano utilizzato la fiamma ossidrica durante l’istallazione di un ponte tra due silos. E proprio la presenza del gas esano nei silos – di cui de Papa era al corrente – è invece, secondo la procura di Spoleto, la causa dell’incidente. «Ci troviamo di fronte ad azioni di estrema gravità – ha dichiarato il legale dei familiari di una delle vittime, riferendosi anche alla precedente azione civile intentata contro i periti della procura – e sono assolutamente convinto che l’ordinamento possa garantire alle vittime di queste iniziative improvvide, tutte le tutele giuridiche idonee a ripararsi da questo attacco inaudito». Intanto La Thyssen ha raggiunto un accordo sul risarcimento con i familiari delle 7 vittime del rogo dello scorso dicembre: si tratterà di 2 milioni di euro a famiglia.

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