Verso una cittadinanza europea del lavoro?

E’ stato avviato nelle scorse settimane un tavolo tra Governo, Regioni e parti sociali che dovrebbe fare il punto sull’impatto dei nostri interventi per la formazione e per le competenze, per definire finalmente standard e riferimenti validi su tutto il territorio nazionale. Dal 2008 una raccomandazione europea definisce infatti il Quadro europeo delle competenze, un contesto normativo a cui anche l’Italia si deve adeguare. L’adeguamento delle qualifiche ci consentirà di lavorare nei diversi paesi europei, sapendo con chiarezza le caratteristiche della propria qualifica professionale. Una vera e propria cittadinanza europea del lavoro. Questo adeguamento deve tener conto anche delle competenze non formali e informali presenti in azienda e saperle riconoscere e rilevare, nel predisporre i piani formativi.
Uscire dalla crisi che coinvolge il nostro mercato del lavoro non è semplice. Molti sono gli strumenti e le modalità con cui il nostro sistema del lavoro funziona che vanno riviste. L’ Unione Europea ci offre indicazioni e riferimenti: i nostri strumenti della formazione e del lavoro devono tener conto in modo rigoroso di quanto in Europa da anni si fa per migliorare l’occupazione, per quantità e qualità. Uscire dalla crisi del lavoro è possibile solo partendo dalle politiche e dai servizi che servono a rendere una persona realmente occupabile. Non si occupa chi non è occupabile, come sembra ovvio. Eppure per molto tempo nel nostro sistema si è mantenuta una netta separazione tra interventi per l’occupazione ed interventi per l’occupabilità.
L’Europa ci offre riferimenti importanti anche sul tema dell’occupabilità, soprattutto per quanto riguarda le qualifiche, il tema delle competenze e della loro rilevazione. Non è peraltro vero che le imprese italiane sarebbero alla ricerca di lavoratori poco qualificati: l’innovazione nell’industria e lo sviluppo dei servizi stanno con forza spingendo le nostre imprese a cercare figure competenti e in possesso di qualifiche certificate. Non sempre si trovano. Registrare il nostro sistema formativo sul tema delle qualifiche non è semplice. Il riconoscimento delle qualifiche, la validazione delle competenze è il presupposto per far muovere ed incontrare il lavoro. Insomma un passaporto europeo per essere occupabili e quindi occupati.

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