È cominciato questa mattina a Milano lo sciopero della fame per i bambini rom buttati in strada dal Comune e per denunciare la «pulizia etnica» attuata dall’amministrazione. L’iniziativa è promossa da un gruppo di cittadini con il sostegno di numerose associazioni [tra i primi partecipanti Sergio Segio e Mario Agostinelli di Unaltralombardia, ma hanno aderito anche Moni Ovadia, Arci, Gruppo Abele, Opera Nomadi, Terres des hommes, Camera del Lavoro di Milano]. Come ogni autunno i media cominciano a parlare di «emergenza freddo», hanno spiegato i promotori dell’iniziativa in una conferenza stampa organizzata questa mattina, e si contano le prime vittime, come Francesco, il bimbo rom morto assiderato pochi giorni fa a Roma, o come i rom di Pavia [nel numero di Carta in edicola, trovate un racconto sul viaggio di don Colmengna e alcuni operatori della Cgil, che sono andati in Romania a vedere come stanno i rom espulsi]. Le amministrazioni comunali stanziano qualche briciola e continuano gli sgomberi dei campi rom. A Milano, dopo l’ultimo sgombero, quello del campo di San Dionigi, Simona, una donna rom, e i suoi bambini, Silvia, Sincera, Adelina e Decibal, sono costretti a vivere in strada. Per questo, ogni giorno, in piazza della Scala, davanti a Palazzo Marino, saranno presenti i cittadini che aderiscono allo sciopero della fame.
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