Dopo Bologna e Catania le ruspe sono arrivate anche a Casoria.
Lo scorso 4 novembre è stata eseguita l’ordinanza di sgombero di un campo abitato da rom rumeni disposta dall’ex sindaco della Margherita Giosué De Rosa (ora il comune è commissariato per infiltrazioni mafiose) che prima di lasciare la carica ha dichiarato: “L’unica soluzione consiste nello sgombero dell’intera area dalle persone spontaneamente ed abusivamente insediatesi, con bonifica del sito. In realtà quello è un campo base dove arrivano a decine di rom dalla Romania e poi si spostano in altri posti. Qui c’è chi ci fa anche gli affari, se è vero che qualcuno li fa arrivare da noi e poi i nomadi pagano per stare su quel pezzo di terra”.
Quando i vigili urbani, la polizia e il personale della Asl 3, accompagnati da ruspe, scavatrici e cingolati si sono presentati nell’insediamento di via Lufrano lo hanno trovato vuoto.
Gli abitanti del campo, circa 250 di cui la maggior parte donne [alcune incinte], anziani, bambini, disabili e neonati avevano già abbandonato il campo in nottata per evitare il trasferimento nei Cpt pugliesi per poi essere, quasi sicuramente rimpatriati in Romania. Sono rom del gruppo Madjarskaja (di origini ungheresi) e provengono da una regione della Romania orientale, la Moldavia, al confine con l’omonimo stato indipendente, ex-repubblica dell’Urss.
Non sono bastati i numerosi tavoli di trattative messi in piedi da due anni a questa parte tra le istituzioni e la comunità rom e neanche i presidi, l’ultimo nel cuore di Napoli, piazza Plebiscito, due giorni prima dello sgombero, al quale hanno partecipato più di 200 persone per chiedere ancora un volta un tavolo interistituzionale (tra Prefettura, Regione, Provincia, Questura, la comunità rom e le associazioni impegnate) al fine di individuare “soluzioni abitative” e di “accoglienza alternative”.
Le ruspe hanno raso al suolo il campo di via Lufrano, una cittadella senz’acqua, senza servizi igienici e senza energia elettrica, l’unica casa per i rom rumeni, che si trovava sul suolo di un’officina per la rottamazione dei veicoli poi dismessa e su un cantiere ferroviario, proprio sotto uno dei piloni della tangenziale di Napoli.
“I cittadini migranti pagano il prezzo di una politica di accoglienza e abitativa che non esiste. A Napoli, ad esempio, manca una struttura di accoglienza per i migranti”, dice Aboubakar Soumahoro del Comitato immigrati in Italia [CII], “La cosa più grave è che, non si sa chi è il responsabile politico dello sgombero”.
Per il momento i rom sono stati accolti sia dal Centro sociale “Officina 99”, che da una parrocchia di Casoria ma si aspetta l’assegnazione di uno spazio per un nuovo campo.
Ormai da tempo anche l’Amministrazione provinciale di Napoli ha cercato di aprire un dialogo con il comune di Casoria per ottenere uno spazio alternativo al campo ma non ha trovato nessuna interlocuzione.
"Lo sgombero di via Lufrano è stato un errore”, ha dichiarato Isadora D’Aimmo, assessore alla pace, all’immigrazione ed alla cooperazione internazionale della Provincia, “lo abbiamo sempre sostenuto ma nessuno ci ha voluto ascoltare. La nostra posizione è sempre stata chiara: quello di via Lufrano è un ghetto invivibile e intollerabile, bisognava superarlo, abbatterlo, ma solo dopo aver trovato una soluzione alternativa. Abbiamo impegnato il Tavolo Provinciale per i rom su questa priorità, denunciando la grave situazione igienico sanitaria, ma non bisognava buttare i rom in mezzo ad una strada. La soluzione sta nell’accoglienza e nella programmazione. Noi abbiamo messo a disposizione le risorse proponendo ai sindaci, primo tra tutti De Rosa, di realizzare insediamenti rom, di dimensioni tali da integrarsi positivamente nel territorio. È urgente in questa situazione che la Prefettura convochi un Tavolo per individuare immediatamente una soluzione praticabile e condivisa a questa situazione di emergenza”.
“Non si era mai visto a Napoli un’azione del genere: buttare fuori con la forza persone dal proprio habitat senza offrire loro prima un altro luogo ove andare”, ha commentato Alex Zanotelli, ”Mi ricordava certe scene viste nei regimi militari ma soprattutto le demolizioni che avevo visto delle baraccopoli di Nairobi. Mai mi sarei aspettato di assitere a simili scene nella mia Italia. Ma la cosa più grave è che in Campania non c’è ancora una legge quadro per i rom ed è grave e che si dia effetto immediato ad un’ordinanza di un sindaco “scaduto” che il prefetto ha reso immediatamente effettiva”.
Per usare il linguaggio dei sociologi si potrebbe parlare di “panico morale”, quello che per Stanley Cohen proveniva da attivazioni mediatiche, ondate emotive nelle quali un episodio o un gruppo di persone viene definito come minaccia per i valori di una società.
Un nemico interno in alcuni casi, ma più facilemente esterno, come nel caso di Bologna, Catania e Casoria.
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