Un mese fa, in macchina tornando a casa, ritrovai la frequenza del primo programma della Radio Slovenia, che da tempo ritenevo irraggiungibile. Beccai l’ora esatta per le notizie brevi. Una di queste riguardava l’accordo fra i vertici della Nato e i governi della Slovacchia e della Repubblica Ceca sulla realizzazione di uno scudo nucleare. Poi ascoltai le notizie radio della Rai: sullo scudo, silenzio. La sera dello stesso giorno solo su internet trovai una notiziola sull’argomento. Era messa fra molte altre come se parlasse del divorzio di una star del cinema oppure di un indice della borsa.
A coloro che con ingenuità ritengono che un’informazione importante per l’intera umanità porti in piazza a protestare milioni di persone … non rimane che stare fra quattro pareti della camera pensando alla vanità della memoria. Ovverosia chiedersi se nel novembre del 1989 la caduta del Muro di Berlino abbia segnato davvero la fine della guerra fredda e l’inizio di una speranza concreta espressa nello slogan «mai più le armi nucleari». L’ottimismo della pace forse è un uccello dal volo molto limitato? I giochi–non divertenti perché nucleari–davvero stanno per ricominciare?
Alcuni giorni dopo la notizia che ha riportato d’attualità il progetto sullo scudo «spaziale» statunitense è arrivata la risposta della Russia sull’immediato puntamento delle testate nucleari verso l’Europa. Pensai allora di nuovo che subito si sarebbero sentite le proteste di molti intellettuali, in primo luogo degli scienziati e, naturalmente, della cosiddetta gente comune.
I soliti forum lava-cervello televisivi non dedicarono spazio a questa minaccia per l’umanità neppure nei giorni seguenti. A eccezione di alcuni quotidiani [solitamente indicati come voce del popolo dei pacifisti cioè a dire «pazzi irresponsabili»], i giornali più distribuiti, nonostante avessero dato spazio sulla prima pagina alla notizia, non approfondirono il contesto. Pare che il meccanismo funzioni perfettamente: se al potere politico-militare aggiungiamo il potere mediatico il risultato non può essere diverso dell’appiattimento della coscienza umana.
Due anni fa, a Hiroshima, avendo visto che alla celebrazione dei 60 anni dal lancio sulla città della bomba atomica non erano presenti i massimi rappresentanti politici delle potenze nucleari, capii almeno una cosa: l’incertezza sul futuro del mondo. Mi resi anche conto che, anche se pensavo di «sapere» qualcosa sulle armi nucleari, in realtà ero partito da Zugliano profondamente ignorante in materia. Bisogna incontrare i sopravvissuti alla tragedia e sentirne le voci, come quella dell’amica Suzuko Numata, per capire la drammaticità del futuro segnato dall’uso di energia nucleare a scopi bellici.
All’ultima riunione dei rappresentanti del G8 la parte americana voleva convincere Putin che lo scudo spaziale non c’entra nulla con la Russia. A un semplice mortale, che ancora riesce a ragionare de rerum natura, è permesso immaginare chi è il nemico dell’Europa e dell’intero Occidente? Questo nemico esiste o è l’invenzione dei bushisti europei? Se esiste, perché con lui non si apre un dialogo? Se non esiste, quindi se è davvero un’invenzione dei bushisti [tutti, fra l’altro, sostenitori dei programmi militaristi, perciò anche delle lobby delle armi], il fatto potrebbe assomigliare a un aneddoto del periodo stalinista. Si dice che Stalin un giorno abbia intimato ai suoi collaboratori più fedeli di trovare un gatto nero in una stanza buia. Non lo trovarono naturalmente ma Stalin replicò che non aveva importanza: se in una stanza buia non c’è un gatto nero bisogna inventarlo.
Lo stalinismo è archiviato, ma il «senso» dell’assurdità dittatoriale dei potenti dell’inizio del 21 secolo è basato sul cinismo e sul pragmatismo in un ben confezionato pacchetto democratico. Ha ragione il regista Mario Monicelli pensando che si tratti di una cosa che nasce da lontano, dal nazismo e dal fascismo, secondo i quali una razza doveva dominare il mondo. Mentre scrivevo queste righe George W. Bush era in visita a Roma. Dove passa lui dicono che la città abbia un aspetto spettrale. Tutto ciò per la sicurezza. Non molto lontano, nella stessa città, marcia il popolo «no war». Più di centomila persone hanno camminato per le vie di Roma contro il presidente Bush, figura emblematica del non futuro.






