«Le parole di Condoleeza Rice sono belle ma non penso che Israele sia pronta ad accettare la nascita di un vero stato palestinese», così John Dugard, l’inviato delle Nazioni unite nei Territori occupati ha commentato all’agenzia Misna le dichiarazioni del segretario di stato statunitense. L’inviato che ieri aveva già annunciato che nel suo rapporto di fine mese chiederà all’Onu di ritirarsi dal Quartetto dei mediatori sul medioriente [Onu, Russia, Ue, Usa], strumentalizzato dagli statunitensi, aggiunge: «Israele considera la Striscia un’entità ostile giustificando la chiusura dei confini e le altre misure prese con la necessità di contrastare Hamas. Ma in Cisgiordania la situazione non è diversa, nonostante al potere ci sia Fatah: è aumentato il numero di posto di blocco, sono aumentate le incursioni e i raid, si sta continuando a costruire il muro, gli insediamenti dei coloni ebrei sono ancora al loro posto».
Per Dugard «la strada più plausibile e realistica per la pace passa dal riconoscimento dei confini del 1967, con Gerusalemme capitale di uno stato palestinese, con il ritiro degli insediamenti dei coloni dalla Cisgiordania e almeno il riconoscimento da parte israeliana di aver causato una delle più grandi ondate di profughi nella storia».






