Patrizia Sentinelli è vice ministra degli Esteri con delega alla cooperazione internazionale. Il 30 ottobre e il 2 novembre le reti e le ong che aderiscono agli Stati generali della solidarietà e della cooperazione internazionale promuovono a Roma alcune iniziative per chiedere al governo una nuova politica estera, mentre il 3 novembre è il ministero a organizzare la conferenza sulla cooperazione.
Ministro, che bilancio fa del suo lavoro?
L’impegno che ho portato avanti deriva dal programma dell’Unione e dagli impegni presi con le associazioni che fanno cooperazione e con la società civile in genere. Impegni che riassumo in tre punti: maggiore efficacia all’intervento di cooperazione; incrementare le risorse finanziarie per conseguire gli obiettivi del Millennio, decisi in sede di G8 e portati avanti da una Campagna dell’Onu, e quindi arrivare allo 0,7 per cnto del Pil entro il 2015; riformare la legge sulla cooperazione.
Quali sono le novità del suo modo di lavorare?
La prima è sicuramente sulle tematiche di genere, ovvero sia un intervento programmato in Africa occidentale, un lavoro intenso con le donne della diaspora somala e con la rete Winner delle donne dell’America latina sull’economia solidale, in particolare sul microcredito. La programmazione è indispensabile, altrimenti non si riesce a impostare una relazione paritaria con i popoli del sud del mondo. Dopo di questo, la seconda tematica che sto portando avanti è quella dei beni comuni, sia ambientali che educativi. Per esempio, sto lavorando per fare riconoscere l’acqua diritto umano dal Consiglio dei diritti umani dell’Onu. La sanità è il terzo tema che ritengo importantissimo, mantenendo un approccio olistico estremamente vivo in molte culture. Infine, mi sono impegnata sulle reti economiche, come quella dei contadini dell’Africa occidentale della rete Roppa.
Che problemi ci sono?
Sicuramente il contributo economico, anche se con la Finanziaria 2008 saranno raddoppiati i fondi della cooperazione destinati alle Ong, che raggiungeranno così i duecento milioni di euro.
Rispetto alle spese militari che crescono anche con questo governo, cosa dice?
Quando metto in evidenza l’esigenza di dare più fondi alla cooperazione, faccio valere il ragionamento che la riconciliazione e la pace non possono essere sostenute a discapito della cooperazione. Non voglio creare un’alternativa, ma faccio rilevare che in Afghanistan, per esempio, si spende molto di più per la difesa rispetto a quello che si spende per le iniziative per combattere la povertà.
Come valuta la relazione che ha instaurato con la società civile?
Il rapporto con le società civili è indispensabile per rendere più efficace il mio lavoro; sarebbe impensabile lavorare nella comunità internazionale senza questa relazione continua, di grande interlocuzione con le esperienze della società civile: la Tavola della Pace, la rete Roppa, agli Stati generali della solidarietà e della cooperazione internazionale, le Ong, le reti dei migranti. Tutte, indistintamente, sono pronte ad offrire il loro punto di vista, questo è assolutamente innovativo rispetto all’idea di rapportarsi solo ai governi. È un percorso così ricco nel nostro paese, penso anche al lavoro che sto facendo con la cooperazione decentrata, cioè quella degli enti locali, che io chiamo più volentieri cooperazione comunitaria: ci sono tante generosità, tante esperienze così ricche che non dobbiamo cancellare.
Cosa ha imparato in questi mesi?
Ad ascoltare, quando parlano i governi e quando parlano le persone. Il lavoro delle donne in particolare è fatto di concretezza, radicalità, determinazione, volontà di esserci e di non essere cancellate da alcune idee, che anche nella cooperazione internazionale, a volte, sono neocoloniali. La legge delega da noi presentata è in questo senso un importante strumento, stiamo discutendo al senato per arrivare al più presto in aula.
Tags assegnati a questo articolo: cooperazione






