La cooperazione in cerca di identità

La cooperazione internazionale è la politica estera della società civile, cioè agita dalle persone in carne ed ossa, una valida alternativa a politiche estere minacciose: questo il messaggio che esce dall’Assemblea Plenaria del 2 novembre degli Stati generali della solidarietà e cooperazione internazionale, rete formata da più di 150 associazioni, ong, enti ed istituti pubblici e privati che praticano relazioni autentiche con i popoli del sud del mondo.

Gli Stati generali a questo ci tengono parecchio: la cooperazione non vuol dire restituire in briciole quanto estorto da centinaia di anni di rapine occidentali. Cooperare vuol dire incontrarsi, conoscersi, scambiare saperi che potrebbero non necessariamente corrispondere con la nostra tecnologia o con le scienze illuministiche. Per questo è stato più volte ribadito nell’Assemblea che bisogna interrogarsi sulla qualità della cooperazione internazionale, oltre a dimostrare attenzione alla quantità. Davanti ad una platea numerosa e partecipata, si è discusso insieme alle ospiti internazionali dei famigerati accordi Epa che l’Unione europea vuole imporre ai paesi africani, della Sace [l’agenzia assicurativa di proprietà del ministero dell’Economia nazionale che garantisce qualsiasi tipo di investimento liberista, compreso vendita di armi e commerci di materiali preziosi a prezzi vantaggiosi unicamente per noi], di migrazioni, di debito estero.

Tanti anche i temi affrontati dai gruppi di lavoro che compongono gli Stati Generali: innanzitutto l’appello per cui si stanno raccogliendo firme [si può firmare anche on line sul sito www.statigeneralisc.it] da presentare alle cariche di governo entro la fine dell’anno; l’altro argomento del giorno è la legge delega che rinnova la vecchia legge 49 che è in vigore dal 1987. Anni ed anni dopo la gestione craxiana della cooperazione, attraverso la quale si finanziavano contemporaneamente scuole e dittature di vario genere, l’esigenza di una nuova normativa è fondamentale per ripartire seriamente. Una proposta fu già affossata nel 2001, prima che la cooperazione fosse annullata di fatto dal governo Berlusconi e dai vari ministri che si sono succeduti al dicastero degli Esteri. Oggi le realtà che si occupano di questo settore temono che si realizzi la stessa situazione di sei anni fa: una proposta di legge è in discussione al Parlamento, ma le insistenti voci di crisi della maggioranza di governo fanno pensare che questo rinnovamento non sia praticabile. Sono in molti ad auspicare una modifica della legge che oggi riconosce solo gli organismi non governativi come unici realizzatori dei tanto discussi progetti di cooperazione. All’Assemblea degli Stati Generali ha partecipato anche la vice Ministra Patrizia Sentinelli, sia come uditrice che come interlocutrice.

Da sottolineare il fatto che l’intera Assemblea degli Stati Generali della Solidarietà e Cooperazione Internazionale ha respinto i richiami alla sicurezza di questi giorni: il gruppo Politiche di genere per primo respinge la necessità del pacchetto sicurezza, ricordando che la vera tutela delle donne parte innanzitutto da casa propria, dal momento che tutti i dati indicano che botte e violenze, oltre che omicidi e tentati omicidi contro le donne sono perlopiù compiuti da uomini conosciuti dalle stesse vittime, e non dalla repressione strumentale dei migranti.

“Fare insieme” è stato invece lo slogan con cui la Vice Ministra degli Esteri Patrizia Sentinelli ha accolto le centinaia di partecipanti che sabato 3 novembre sono intervenuti al Forum della cooperazione Internazionale. Erano venti anni che non si realizzava un appuntamento del genere: all’Auditorium di Roma si sono alternate le istituzioni e le associazioni, proponendo un’analisi a più facce di una questione ormai molto importante, nonostante i pochi fondi investiti dallo stato.

Tra gli altri, sono intervenuti Stefano Manservisi, direttore generale della Cooperazione della Commissione curopea e la coordinatrice della Campagna Onu degli Obiettivi del Millennio Eveline Herfkens. Dopo di che il palco è stato tutto per le reti, le associazioni, gli enti locali, i veri protagonisti della cooperazione internazionale del terzo millennio. La vera introduzione ai lavori è stata quella di Pedrag Matvejevic, Paulina Chiziane e Maria Rosa Jijon, rappresentanti di comunità del sud del mondo.

Raffaella Chiodo, degli Stati Generali della Solidarietà e della Cooperazione, ha iniziato la discussione della società civile italiana, richiamando tutti i discorsi che gli Stati Generali avevano affrontato il giorno prima nella loro Assemblea plenaria. In particolare, come ricorda Giulio Marcon, della campagna Sbilanciamoci, è stato ricordato come «i governi si dimenticano di rispettare accordi come l’aumento dei fondi della cooperazione internazionale, mentre non ci si dimentica mai di aumentare le spese alle armi». La giornata, intensa per i molti interventi e la serietà degli argomenti, si è conclusa con lo spettacolo gratuito di Ascanio Celestini “Letture sul Rwanda”, sulle responsabilità occidentali nelle tante guerre del mondo.

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