I sindaci di Aviano e Ghedi contro le atomiche

I sindaci Anna Giulia Guarneri [ di Ghedi] e Stefano Del Cont [Aviano] uniscono la loro voce a quella dei sindaci di Peer [Belgio], Uden [Paesi Bassi], Incirlik [Turchia], ed al Presidente del consiglio del Landkreis Vulkaneifel [Germania], per chiedere che i loro territori siano liberati dalle armi nucleari ancora presenti sul suolo di stati europei non-nucleari. I sindaci sono tutti membri del network Mayors for Peace, l’associazione presieduta dal sindaco di Hiroshima, che si impegna da sempre per la totale eliminazione di tutte le armi nucleari dal mondo entro il 2020. Nella recente riunione dell’esecutivo di Mayors for Peace, tenutasi a Firenze, il presidente e i vicepresidenti hanno espresso il loro sostegno alla lettera aperta. L’associazione Mayors for Peace è costituita da 1937 città in 124 Paesi del mondo. Secondo il rapporto di Hans Kristensen, della prestigiosa Federazione degli scienziati atomici statunitensi, rimangono ad oggi in Europa circa 350 armi nucleari del tipo B-61, di cui 50 nella base di Aviano e 40 nell’aeroporto militare di Ghedi. Gli Stati uniti sono l’unica potenza nucleare che schiera tuttora armi atomiche sul territorio di stati non-nucleari. «Ai nostri cittadini si rilanciano in continuazione notizie allarmanti sul pericolo atomico proveniente dalla Corea del Nord o dall’Iran, mentre vengono invece tenuti all’oscuro della presenza di migliaia di potenziali Hiroshima stoccate vicino al giardino di casa», denunciano i sindaci Anna Giulia Guarneri [Ghedi] e Stefano Del Cont [Aviano]: «Serve andare oltre la regola della Nato, che si basa sul non confermare né smentire la presenza delle atomiche, per poter iniziare un serio e trasparente dibattito democratico». I sindaci di Ghedi e Aviano sono stati, di recente, i primi firmatari di una proposta di legge d’iniziativa popolare che mira a far dichiarare l’Italia «paese libero da armi nucleari». La Campagna italiana «Un futuro senza atomiche» è promossa da 53 associazioni, reti e coordinamenti italiani. La rimozione delle atomiche in Italia, Belgio, Germania, Paesi Bassi, Turchia farà fare un passo avanti, nella direzione giusta, concludono i sindaci. «Avremo almeno eliminato le armi nucleari dai paesi non-nucleari. Un passo avanti verso la prospettiva di un mondo intero libero da armi nucleari entro il 2020».

L’8 dicembre prossimo ricorderemo il ventesimo anniversario dello storico Trattato Inf [Forze nucleari intermedie], un accordo tra Stati uniti e Unione sovietica firmato a Washington l’8 dicembre 1987 dal presidente Ronald Reagan e il segretario generale Mikhail Gorbaciov. Il Trattato sugli Euromissili imponeva lo smantellamento di tutti i missili, di crociera e balistici, vettori di armi convenzionali o nucleari, con un raggio d’azione dai 500 ai 5.500 chilometri. Alla scadenza concordata nel Trattato, il 1 giugno 1991, erano state smantellate e distrutte 2.692 di tali armi, 846 statunitensi e 1.846 sovietiche.
Il Trattato Inf venne firmato dopo anni di altissima tensione tra gli Usa e l’Urss e portò all’eliminazione di armi nucleari a medio raggio dispiegate in basi sul territorio di cinque stati membri della Nato: Belgio [Florennes], Germania [Mutlangen], Italia [Comiso], Paesi bassi [Woensdrecht] e Regno unito [Greenham Common e Molesworth]. In opposizione alla presenza di questi missili, si organizzarono alcune delle più imponenti manifestazioni pubbliche nella storia dell’umanità. Scesero nelle strade e nelle piazze delle capitali europee centinaia di migliaia di cittadini che esigevano con forza la rimozione delle bombe atomiche, una minaccia alla sopravvivenza stessa del pianeta. Il Trattato Inf inaugurò un periodo di distensione tra i due blocchi, tanto che, in occasione di un vertice a Malta nel dicembre del 1989, Gorbaciov e Bush padre dichiararono ufficialmente conclusa la Guerra fredda.
La Guerra fredda aveva diviso il mondo in due blocchi, l’Alleanza atlantica e il Patto di Varsavia, che includeva Urss, Bulgaria, Cecoslovacchia, Germania Est, Ungheria, Polonia e Romania. Il Patto di Varsavia si sciolse uffcialmente il 1 luglio 1991 e l’Unione sovietica ritirò le sue armi nucleari anche dall’Ucraina e dalla Bielorussia, oggi stati indipendenti.
La Nato invece non seguì lo stesso percorso e rimasero schierate armi nucleari tattiche in alcuni Stati membri della Nato: Belgio, Germania, Grecia, Italia, Paesi Bassi, Turchia e Regno Unito. Gli Stati uniti sono l’unica potenza nucleare che dispieghi tuttora armi nucleari sul territorio di stati militarmente non-nucleari: per molti giuristi ciò rappresenta una violazione dello spirito degli Articoli 1 e 2 del Trattato di Non Proliferazione Nucleare.
Molte di queste armi sono oggi obsolete: con il loro raggio d’azione molto ridotto possono raggiungere solo stati attualmente membri dell’Unione europea. Nella situazione odierna, nessuna di queste armi potrebbe mai rientrare nella programmazione strategico-militare della Nato. Sembrerebbe quindi che il loro scopo sia piuttosto politico che militare, cioè che la loro presenza segnali principalmente una fedeltà al principio dell’uso della forza nucleare. Il dispiegamento di queste armi nucleari viene tuttora circondato dalla segretezza e da una totale mancanza di trasparenza. Alle interrogazioni da parte di parlamentari nazionali nei paesi ospitanti si risponde invariabilmente con la ben nota tattica della Nato, quella del «né confermare, né smentire». Naturalmente questo rende assai difficile, se non impossibile, un dibattito nazionale. Una ricerca di Greenpeace internazionale del 2006 ha rivelato che i cittadini dei sei paesi europei coinvolti non sono informati sulla situazione. Mentre il pubblico viene regolarmente informato – ed allarmato – e con grande dovizia di particolari, quando si tratta del rischio nucleare posto dall’Iraq, dalla Corea del Nord o dall’Iran. Sappiamo tutti ormai che la guerra all’Iraq è stata scatenata con il pretesto di inesistenti armi di distruzione di massa. Mentre invece i cittadini dell’Europa occidentale sono tenuti all’oscuro della presenza di migliaia di potenziali Hiroshima stoccate vicino alle loro case. Lo stesso sondaggio d’opinione di Greenpeace ha mostrato anche che, una volta informati della presenza di armi nucleari Usa nel proprio paese, una stragrande maggioranza degli europei esige che siano rimosse.
L’8 luglio 1996 la Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja sentenziò che gli Stati sono giuridicamente obbligati a condurre e concludere in buona fede negoziati che portino al disarmo nucleare totale. La Corte si riferiva all’Articolo 6 dell’Npt: «Ciascuno degli stati parte si impegna a perseguire negoziati in buona fede per definire provvedimenti efficaci che portino alla cessazione della corsa al riarmo nucleare al più presto e al disarmo nucleare, oltre che ad un trattato che regolamenti il disarmo generale e completo sotto efficaci regole di verifica internazionale». Le potenze nucleari non hanno ancora negoziato un trattato globale che metta al bando tutte le armi nucleari. Questa inadempienza mette a dura prova la pazienza e la buona fede della maggior parte dei governi degli stati membri dell’Onu. Ormai da decenni ogni anno l’Assemblea generale dell’Onu adotta, con enormi maggioranze di voto, risoluzioni che impongono il disarmo nucleare. Gli Usa, Israele, la Francia e il Regno unito si sono sempre opposti a qualsiasi percorso negoziale che porti al disarmo nucleare. Al contrario, l’anno scorso gli Stati uniti hanno annunciato di aver messo in piedi un programma per la produzione dei cosiddetti «Reliable Replacement Warheads» [Testate sostitutive affidabili]. E nel 2007 il Regno Unito ha reso pubblica la sua decisione di rimodernare il suo sistema nucleare Trident; e la Francia ha testato il nuovo missile nucleare M-51.
Kofi Annan, in uno dei suoi ultimi discorsi da Segretario generale dell’Onu, il 22 novembre 2006, ha dichiarato: «Mentre i governi si riuniscono per discutere come affrontare molte delle sfide che stanno di fronte all’umanità, persiste una totale mancanza di strategia comune nell’affrontare quello che è probabilmente il maggior pericolo in assoluto: le armi nucleari». Annan, nella conferenza alla Princeton University, continuava: «E’ come se ci fossimo addormentati ai comandi di un aereo che procede a grande velocità. Se non ci sveglieremo e riprenderemo presto in mano i controlli, l’esito è fin troppo prevedibile. Un aereo può rimanere in volo solo se ambedue le ali funzionano correttamente. Non possiamo scegliere tra non-proliferazione e disarmo. Dobbiamo affrontare ambedue gli impegni con l’urgenza che l’importanza della sfida esige».
Al culmine della Guerra fredda si levarono molti appelli per la costruzione di un mondo libero da armi nucleari. Il 15 gennaio 1986 Gorbaciov annunciò una proposta sovietica per la messa al bando di tutte le armi nucleari da realizzarsi entro il 2000, ivi compresi anche i missili a medio raggio schierati in Europa. Questa proposta fu respinta dagli Usa.Tuttavia, vent’anni più tardi, il 4 gennaio 2007, Henry Kissinger, Sam Nunn, William Perry e George Schultz hanno pubblicato sul Wall Street Journal un accorato appello per la realizzazione del disarmo nucleare totale. Ammonendo che, nel mondo del dopo-Guerra Fredda, affidarsi alle armi nucleari diviene sempre più rischioso, si sono chiesti: «Possiamo oggi portare a compimento e a frutto le promesse dell’Npt e della visione di Reykjavik? Noi crediamo che un grande sforzo debba essere fatto, e che l’iniziativa debba essere presa dagli Usa, per rispondere positivamente a questa domanda».
Nel ventesimo anniversario del Trattato sugli Euromissili, il nostro compito è sviluppare e programmare un calendario di passi concreti per portare avanti la Campagna «Visione per il 2020», lanciata dal sindaco Tadatoshi Akiba di Hiroshima, che ha ormai raccolto l’adesione di oltre 1938 sindaci in 124 Stati del mondo. L’obiettivo è liberare il mondo dalle armi nucleari entro il 2020. Alcuni stati membri della Nato [Belgio, Germania, Italia, Paesi Bassi, Turchia] hanno accettato il dispiegamento sul proprio territorio di armi nucleari di proprietà statunitense. L’Alleanza non esige da nessun membro l’accettazione di tali armi. La Grecia, per esempio, ha fatto rimuovere le armi nucleari dal suo territorio nel 2001. Riprendiamo in mano i controlli di questo aereo che vola a velocità supersonica. Facciamo rimuovere dal territorio di questi paesi quei vecchi rimasugli della Guerra fredda. Un passo importante, poiché significherà almeno l’eliminazione di armi nucleari dal territorio di stati non-nucleari. Un passo nella direzione giusta: affinché la Nato possa elaborare una politica di difesa non più basata sulle armi nucleari.

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