Si sono aperti ad Edimburgo i colloqui tra i ministri della difesa e degli esteri degli otto paesi membri della Nato che hanno truppe nel sud dell’Afghanistan, dove la situazione peggiora ogni giorno di più: Stati Uniti, Gran Bretagna, Canada, Australia, Danimarca, Olanda, Estonia e Romania. Secondo il segretario alla difesa britannico Des Browne, «il potere militare può solo essere una parte della soluzione. Dobbiamo aiutare il popolo dell’Afghanistan a provvedere autonomamente alla propria sicurezza, al proprio governo e allo sviluppo economico». Robert Gates, il capo del Pentagono, ha ribadito la richiesta di un maggior impegno degli alleati della Nato nel paese. Gli otto dovrebbero stilare un accordo su una strategia globale da adottare formalmente ad aprile, nel corso del prossimo meeting della Nato. Questo documento finale prevederebbe un piano di intervento da tre a cinque anni, senza però raccomandare l’aumento delle truppe. Intanto da Tokyo il segretario generale della Nato Jaap de Hoop Scheffer ha fatto sapere di non essere «pienamente soddisfatto di ciò che abbiamo sul terreno e nei cieli dell’Afghanistan» e ha annunciato che continuerà a battersi per ottenere l’incremento dello schieramento militare.






