Vicenza accoglie l'Europa contro le basi

Maschere bianche contro l’indifferenza. Ad aprire il corteo contro il Dal Molin di domani a Vicenza sarà uno striscione con la scritta «No Dal Molin», tenuto dai rappresentanti dei diversi movimenti contro la base. Sui volti, delle maschere bianche, «per evidenziare l’invisibilità di Vicenza, svenduta e trattata come una merce dallo stesso presidente della Repubblica», spiega il Presidio permanente. «Su Vicenza è calato il silenzio. La storia di migliaia di donne e uomini che difendono la propria terra non viene raccontata dai grandi media nazionali e dal governo arrivano solo segnali d’arroganza che dimostrano che i cittadini sono considerati soltanto come una presenza collaterale».
All’indomani di questa grande mobilitazione «dal basso» che porterà l’Europa a Vicenza, un segnale è però arrivato finalmente «dall’alto». Ieri i capigruppo de «La sinistra e l’arcobaleno» e tutti i deputati veneti schierati contro la nuova base militare Dal Molin hanno depositato una mozione sul blocco dei lavori di bonifica dell’aeroporto presso la camera dei deputati. Forse è l’inizio di un dialogo tra il movimento vicentino contrario alla costruzione della base e il governo.
Domani i cittadini contrari alla costruzione della nuova base militare in città scenderanno in piazza–insieme ai rappresentanti dei gruppi pacifisti d’Europa e agli altri comitati aderenti al «Patto di mutuo soccorso»–per partecipare all’iniziativa centrale della mobilitazione che da oggi, per tre giorni, coinvolge la città del Palladio. «Vicenza darà una nuova lezione di determinazione, democrazia e senso civico–assicurano gli organizzatori–, attraverso la partecipazione di famiglie, anziani, mamme e bambini». Parteciperanno alla manifestazione anche alcuni cittadini statunitensi e dei sindaci arrivati a Vicenza dalla Repubblica Ceca, insieme a numerosi altri cittadini europei. Questa sera i diversi comitati si confronteranno all’interno di un dibattito sulla presenza militare Usa e Nato in Europa e sui movimenti che si oppongono all’espansione militare, che aprirà ufficialmente la tre giorni europea, alle 20,30 al Presidio di Ponte Marchese. Sempre in serata, dalle 18 nella chiesa di San Carlo in via Colombo, il coordinamento dei gruppi cristiani per la pace di Vicenza organizza un momento di confronto interreligioso, con testi, musiche dal vivo e testimonianze dalle differenti tradizioni religiose. Fino a mezzanotte, la chiesa sarà aperta per chi si vorrà fermare e partecipare all’iniziativa.
Il corteo di domani, sabato, partirà alle ore 14 dalla stazione dei treni, «e dimostrerà che la popolazione vicentina non si è affatto arresa alle imposizioni calate dall’alto», assicurano i vicentini no base. «Sarà un corteo variegato e trasversale. Chi voleva dipingerci divisi e litigiosi, ancora una volta, è stato smentito: questo movimento è un prisma di sensibilità diverse, unite dall’unico obiettivo di impedire la militarizzazione di Vicenza».
Si aspettano circa 20 mila presenze a Vicenza domani, per ribadire che «la vicenda Dal Molin non è affatto chiusa, a differenza di quanto vorrebbero lasciare intendere il ministro D’Alema e il presidente Napolitano», come sottolineano i portavoce del Presidio permanente.
Per accogliere i movimenti europei che stanno arrivando in queste ore a Vicenza per partecipare alla manifestazione, i ragazzi del «collettivo Caserma No War» occupano da ieri sera una ex caserma, abbandonata da dieci anni, nella periferia di Vicenza. Il Presidio permanente aveva chiesto al sindaco e al presidente della provincia di attivarsi per individuare spazi idonei all’ospitalità di chi arriverà a Vicenza per la manifestazione europea, ma nessuna risposta è mai arrivata da parte delle istituzioni. L’obiettivo dell’occupazione–che si concluderà domenica, con la chiusura della tre giorni europea–è quindi quello di garantire l’ospitalità ai manifestanti che stanno arrivando in città. «L’apertura dell’‘ostello caserma No War’–spiega un ragazzo del collettivo–oltre a risolvere il problema pratico dell’accoglienza per chi giunge a Vicenza, dimostra che le strutture militari possono, attraverso la creatività, essere riconvertite a usi civili e assumere una importante valenza sociale importante».
Questa sera, alle 19, il «collettivo Caserma No War» darà il benvenuto ai manifestanti con un aperitivo, per poi spostarsi alle 20,30 al Presidio di Ponte Marchese, per partecipare al dibattito in programma. Sempre alla caserma occupata «No War», domani mattina gli studenti delle scuole medie superiori si sono dati appuntamento per un momento di incontro e socialità prima della manifestazione del pomeriggio.
Il percorso deciso dai no base per la manifestazione di sabato non chiude il centro della città e lascia libero l’accesso a molti parcheggi cittadini e passerà per il centro storico. L’arrivo del corteo in viale Roma–ultima tappa della manifestazione–è previsto per le ore 16. Una volta conclusa la manifestazione, un altro corteo, dei vicentini a di chi si fermerà per la serata e per i workshop di domenica, partirà verso il Presidio permanente. Proprio in questi giorni il Presidio è stato rinnovato e allargato: un «Presidio a cinque stelle»–come lo hanno definito i no base–è stato allestito per accogliere i movimenti nazionali ed europei. Sabato sera il gruppo donne No Dal Molin metterà in scena il proprio spettacolo teatrale alle 18,30 e dalle 19 si potrà cenare. La serata continuerà con la musica di Akatasuna, Don Ciccio Philarmonic Orchestra e l’Osteria Popolare Berica.
Le adesioni al corteo sono numerose, e non è mancata qualche sorpresa dell’ultimo minuto.
Tra queste, l’intenzione di partecipare dell’imprenditore Pierandrea Aggujaro, ex presidente della sezione Edili di Assindustria, e degli altri soci dell’Aeroclub di Vicenza. La loro è una protesta limitata al futuro della pista di volo dell’aeroporto Dal Molin [che dovrebbe essere demolita per lasciare spazio alla nuova base], come spiega Aggujaro. «Non siamo certo no global, ma vogliamo far sentire la nostra voce per difendere una realtà, quella dell’Aeroclub, che ha una storia lunga ottant’anni e fornisce servizi importanti. Non possiamo accettare che nessuno si preoccupi del futuro dell’Aeroclub, per questo vogliamo far percepire la nostra presenza, senza confonderci con altre realtà, ma per attirare l’attenzione sulla pista di volo del Dal Molin».
Anche la Chiesa Evangelica Metodista di Vicenza ha deciso di dare la sua adesione, per testimoniare il proprio impegno per la pace e la nonviolenza. «Riteniamo che i cristiani abbiano il dovere di testimoniare una realtà di pace che non passa per le armi ma attraverso la ricerca della giustizia e della solidarietà e di denunciare come qualunque corsa agli armamenti testimoni di fatto la cultura opposta», dice la presidente del consiglio di chiesa, Gabriella Giannello. «Inoltre riteniamo che le conseguenze negative di un simile raddoppiamento, in una piccola città come Vicenza, che saranno i vicentini a sperimentare in prima persona, non possono essere ignorate in favore di cosiddetti interessi superiori di politica internazionale e che qualunque governo dovrebbe affrontare un progetto dal simile impatto ambientale e sociale con trasparenza e coinvolgendo pienamente la popolazione locale direttamente interessata, così come recita anche il programma elettorale dell’Unione», continua Giannello, criticando il silenzio delle chiese in simili momenti.
Anche la domenica vicentina, ultimo giorno della mobilitazione contro la base, si preannuncia ricca di spunti e stimoli interessanti. Alle 11 è in programma un reading di poesie dal titolo «Donne contro le guerre», con la lettura di «Pensieri di pace durante un’incursione aerea», di Virginia Woolf e alcuni brani di Lidia Munari. Dalle 14 alle 19, sempre al Presidio, sono in programma alcune tavole rotonde parallele con i rappresentanti dei vari movimenti europei contro la guerra. Oltre a quattro focus geografici, con altrettante tavole rotonde–sulla situazione politica e i movimenti di opposizione in Usa; sull’Europa dell’est; sulla Germania; sull’esperienza italiana del Patto di mutuo soccorso–vi sarà anche un’incontro organizzato da Emergency, con Carlo Garbagnati, vicepresidente dell’associazione e Carla Dani, ostetrica di ritorno dall’Afghanistan. Alle 17, nella bottega di commercio equo e solidale Unicomondo di Vicenza, vi sarà un reading dal titolo «Riflessi-oni sull’acqua», con Patricia Zanco. Chiuderà la tre giorni di mobilitazione lo spettacolo teatrale «Disarmati fino ai denti» di Roberto Caruso, con la Compagnia Abracalam, alle 20,30 al Presidio. Vicenza diventerà così il luogo di incontro e confronto dei movimenti per la pace e per la difesa dei beni comuni.
E chi pensa che tutto si concluderà in un fine settimana, potrebbe sempre fermarsi anche il lunedì. Per accorgersi che a Vicenza c’è chi non intende mollare, ma è invece determinato a continuare la propria battaglia pacifica per impedire la costruzione di una nuova base di guerra.

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