L’inviato speciale della Cina in Sudan, Liu Guijin, ha dichiarato ieri che il suo paese era pronto a «dare una mano» per porre fine al conflitto in Darfur. Una presa di posizione che interviene dopo l’aumento delle critiche verso Pechino e il suo sostegno al regime di Kartum. Il 13 febbraio scorso, Steven Spielberg aveva deciso di rinunciare all’incarico di consigliere artistico per i giochi olimpici di Pechino 2008, proprio per il sostegno di Pechino al Sudan.
La Cina è un partner economico importante per il Sudan, che gli compra armi e gli vende petrolio. I legami tra i due paesi vengono considerati come un intralcio agli sforzi internazionali per cambiare l’atteggiamento di Kartum nei confronti del Darfur, da cinque anni in preda a una guerra civile che ha fatto 200 mila morti secondo diverse organizzazioni internazionali e 2 milioni di sfollati. Per il governo di Kartum, le vittime sarebbero 9 mila.
Secondo il ministro sudanese degli esteri, Deng Alor Kuo, «la Cina non è direttamente coinvolta in quello che accade in Darfur».
La missione di pace ibrida Onu-Ua [Minuad] ha difuso oggi un comunicato, firmato insieme alla coordinatrice umanitaria dell’Onu in Sudan: «La Minuad–si legge–ha ricevuto informazioni questa mattina su bombardamenti aerei nella zona di Jebel Moon, nell’ovest del Darfur. Siamo molto preoccupati per la sicurezza di migliaia di civili presenti in questa zona».






