Sabato e domenica, sotto lo slogan «Ferma la guerra, firma per la legge», hanno raccolto in piazza le firme per la proposta di legge di iniziativa popolare sui trattati internazionali e sulle basi e servitù militari. E continueranno a farlo fino alla scadenza, il 30 giugno. Sono quelli del Coordinamento contro la guerra valle del Sacco di Colleferro [Roma], che naturalmente fanno parte della «Rete disamiamoli!». E’ in questo comprensorio, infatti, che da decenni prolifera uno dei poli italiani dell’industria bellica, con un ruolo di rilievo nelle attuali guerre o, se si preferisce, missioni di pace. Lo dimostra chiaramente l’ultimo dossier sulla presenza dell’industria degli armamenti nel distretto di Colleferro, preparato dal Coordinamento. Dove, fra l’altro, viene ricordato che la Snia Bpd era una delle otto aziende italiane fornitrici di armi chimiche all’Iraq di Saddam Hussein; che Avio Spa, fino al 2003 del gruppo Fiat, figura fra gli esportatori nazionali del settore armamenti e rifornisce i principali costruttori di missili e razzi tattici; che la Simmel Difesa è sospettata di produrre le cluster bomb. Ed è ancora nella valle del Sacco che si esercitano i piloti della Nato, ospiti dell’aeroporto militare di Frosinone, da dove ripartono per l’Afganistan o l’Iraq.
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