Distrazioni nucleari

Armi nucleari montate su missili, aerei, sottomarini. Operative o di riserva. Disseminate in basi negli Usa e in altri paesi della Nato, per non contare poi tutti i pezzi di ricambio necessari. Che gli Stati uniti avessero un arsenale nucleare enorme si sapeva. Ma talmente grande che ogni tanto spuntano armi dove non dovrebbero esserci, quello no. Dopo due gaffe di immagine in pochi mesi, l’ultima delle quali ha rischiato di portare a una crisi diplomatica con la Cina, il Pentagono ha deciso di correre ai ripari. Il segretario alla difesa Robert Gates ha ordinato un inventario dell’arsenale atomico statunitense. Sessanta giorni di tempo per capire quante sono e dove stanno, tutte le testate nucleari in mano a Washington.
Già l’estate corsa il Pentagono dovette rivelare che un aereo militare B-52, in volo dal North Dakota alla Louisiana, portò per mezza America nascoste nella pancia sei bombe atomiche, all’insaputa dei piloti. Un’inchiesta interna definì «svogliata» la gestione delle due basi coinvolte, quattro ufficiali furono espulsi dalla Air Force e il danno di immagine svanì con il tempo. Ma la settimana scorsa è successo di peggio: Taiwan ha spiegato di essere in possesso da un anno e mezzo di quattro fusibili per missili nucleari intercontinentali, consegnati dagli Usa per errore al posto delle semplici batterie per elicottero richieste dall’isola.
L’incidente, definito «estremamente imbarazzante» da alcuni alti funzionari del Pentagono, ha fatto impennare la tensione tra Stati uniti e Cina. Pechino, che considera Taiwan una provincia ribelle e ha sempre minacciato un’azione militare se questa dovesse proclamare l’indipendenza, ha espresso il suo «forte dispiacere» per l’accaduto. Per calmare le acque si è dovuto scomodare il presidente George Bush, che ha telefonato di persona al suo omologo cinese Hu Jintao. E un diplomatico statunitense ha chiesto ironicamente cosa avrebbero reagito gli Usa «se la Cina o la Russia avessero recapitato per errore ricambi per armi nucleari all’Iran».
A preoccupare il segretario alla difesa Gates sarà più il fatto che nessuno sa ancora spiegarsi come siano finiti a Taiwan i quattro fusibili – da una prima indagine interna, sembra che la colpa sia di un’etichettatura sbagliata. Tanto più che le forze armate di Taipei e Washington erano in contatto da tempo, ma sembravano non capirsi. Secondo un alto responsabile della difesa taiwanese, per mesi i suoi militari hanno cercato di far capire agli americani la natura dell’errore. Ma per un bel po’ gli Usa hanno agito come se pensassero semplicemente di aver consegnato un tipo di batteria sbagliato, chiedendo ai militari di Taiwan di farne quel che volevano. Solo ora, quando ormai è troppo tardi – la spedizione è del settembre 2006 – sembra che la gravità dell’errore sia stata compresa.
Così, nei prossimi due mesi, tutti a schedare armi e ricambi nucleari per numero seriale. Ce ne sarà, di materiale da contare: si calcola che gli Usa abbiano un arsenale nucleare di quasi 10 mila testate, di cui 5.735 attive. Secondo gli impegni già sottoscritti, Washington si è impegnata a ridurre il numero di testate operative a 2.200 entro il 2012. Ma un po’ d’ordine non farà male. Anche perché, come ha detto il vicepresidente della Task Force statunitense sulla non-proliferazione, il deputato democratico Edward Maskey, «se la prossima volta del nostro materiale sensibile dovesse finire nelle mani sbagliate, non si potrà semplicemente rispedirlo al mittente».

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