Un’intercettazione telefonica dell’anti-mafia di Perugia, che stava indagando su una partita illegale di droga, ha permesso di scoprire un traffico di armi provenienti dalla Cina. Cinquemila pezzi il bottino dell’affare, in cui la criminalità organizzata italiana avrebbe svolto un ruolo di tramite molto importante. A riportare la notizia è stata l’Associated press, che parla di un accordo «di centinaia di migliaia di dollari in tangenti dirette a funzionari libici».
Secondo Sergio Finardi, esperto di logistica militare del TransArmsEurope, un gruppo no-profit con sede in Italia e negli Stati uniti, «la criminalità organizzata utilizza l’Italia per trasferimenti illegali di armi verso i Balcani, in Africa, gli Stati uniti e la Colombia, in un commercio che include cocaina e la tratta di esseri umani». Le armi probabilmente erano dirette oltre che verso la Libia, [che dal 2003 fa parte del Consiglio di sicurezza dell’Onu] verso altri stati africani come Ciad, Sudan, Somalia e Repubblica Democratica del Congo, dove le armi alimentano la guerra civile. Una possibilità condivisa anche dal procuratore di Perugia, Dario Razzi: «Il sospetto è che il grosso degli AK-47 fosse destinato a soddisfare non solo le esigenze dell’esercito libico ma a essere inoltrato a terze».






