I feriti e i morti dopo un compattimento avvenuto il 4 maggio tra forze Usa e «ribelli» presentano delle strane ustioni: riconducono all'uso del fosforo bianco, che secondo testimoni è stato lanciati da aerei su due villaggi. L'esercito Usa nega, ma non risulta che i talebani abbiano l'aeronautica a disposizione
L’allarme arriva da un’organizzazione afghana per i diritti umani, che l’11 maggio ha dichiarato che delle persone, in particolare dei civili, siano state colpite da armi al fosforo bianco durante uno scontro tra truppe americane e ribelli. In effetti, i medici afghani della provincia di Farah hanno in cura 16 pazienti con gravi ustioni, dopo lo scontro armato avvenuto il 4 maggio scorso. Ustioni che i medici classificano come «inusuali».
La commissione indipendente per i diritti umani in Afghanistan ha deciso di aprire un’inchiesta sul possibile uso di fosforo bianco o di equivalenti armi chimiche di tipo incendiario contro i civili. Nader Nadery, membro di questa commissione, ha dichiarato al governatore di Farah che anche molti dei cadaveri ritrovati hanno il corpo fuso o ricoperto da ustioni estese.
Il fosforo bianco è un materiale spontaneamente infiammabile, che provoca gravi ustioni sul corpo, spesso fondendo parti anatomiche. Secondo le convenzioni internazionali vigenti il suo uso non è vietato, ma non può essere utilizzato su zone abitate. La risposta del comando militare statunitense è arrivata con un comunicato, in cui afferma di aver documentato 44 casi in cui «i militanti talebani hanno usato fosforo bianco in attacchi, o sono state trovate queste armi nei loro depositi». Sarebbero i ribelli a usare il fosforo e non l’esercito americano.
Secondo la commissione per i diritti umani, i morti sarebbero tra i 120 e i 140, distribuiti in due villaggi della provincia di Farah. Non si sa quante vittime siano tra i civili e e quante tra i combattenti. C’è però qualcosa che non torna nella posizione del comando americano. Infatti, il portavoce dell’esercito, colonnello Gren Julian, ha dichiarato che l’esercito non ha usato armi al fosforo per uccidere, che gli Usa le usano solo per illuminare o per creare cortine fumogene, e ha concluso: «Quindi, se fossero state usate, il loro uso sarebbe da ascrivere ai ribelli». L’esercito americano non intende aprire inchieste sull’accaduto, neanche sull’uso di tali armi da parte dei ribelli. «Se qualcuno avesse delle prove mi piacerebbe parlarne», ha concluso Julian.
Le prove sono nei 16 ricoverati, nelle loro ustioni e ferite compatibili con l’uso di fosforo bianco. E Julian ha ammesso, pur limitando l’uso all’illuminazione e alle cortine fumogene, che il suo esercito ha usato la sostanza incendiaria. Infine, se fossero stati davvero i ribelli ad usare armi al fosforo, i soldati americani lo saprebbero benissimo, visto che hanno ingaggiato contro di loro un combattimento. Pertanto, perché il colonnello Julian mette il condizionale? Si potrebbe pensare che esiste anche una terza ipotesi: l’uso di proiettili incendiari da entrambe le parti.
Come sia andato realmente il combattimento non è affatto chiaro: Karzai accusa gli americani di avere ucciso 130 civili, i militari insistono nel dire che i ribelli hanno usato gli abitanti dei due villaggi come scudi umani. Ma un operatore di un dipartimento dell’Onu che si trova a Kabul, che ha voluto restare anonimo, intervistato dal quotidiano inglese Guardian ha detto che le bombe al fosforo sono state sganciate da aerei, dopo l’abbandono da parte dei ribelli del campo di battaglia. Alcuni aerei americani hanno sorvolato davvero quella zona, e questo lo può vedere chiunque, visto che il daily report dell’Us Air Forse è pubblicato online. «Il quadro che emerge è francamente orribile», ha dichiarato l’ufficiale delle Nazioni unite. «Gli abitanti del primo villaggio colpito erano nella moschea a pregare per la pace. Poco dopo le preghiere della sera, sono iniziati i bombardamenti, e sono durati circa due ore».
Il dottor Mohammad Aref Jalali, a capo dell’ospedale di Herat, che gode di finanziamenti internazionali, ha dichiarato che i feriti presentano «ustioni insolite soprattutto sugli arti e le estremità, ustioni mai viste prima». E aggiunge: «Non possiamo essere sicuri al 100 per cento su quale tipo di arma chimica abbia fatto questo, e non abbiamo gli strumenti per capirlo. Una donna portata qui ha raccontato che 22 membri della sua famiglia sono stati completamente bruciati e ha anche detto che è caduta una bomba che ha fatto una luce bianca che ha incendiato tutto, anche i vestiti delle persone. E’ stata lanciata da un aereo».
Non risulta che i ribelli in Afghanistan abbiano l’aeronautica a disposizione. Anche secondo altri medici afghani, sarebbe stata l’aviazione americana a usare bombe al fosforo nell’attacco contro i talebani. Aref Jalali è perentorio nel dire che le ustioni «derivano da un agente chimico e non da gas o benzina». Human Rights Watch ha chiesto alle forze internazionali a guida Nato di aprire un’inchiesta sull’accaduto. Il presidente afgano alza la voce, anche perché il 20 agosto l’Afghanistan affronterà le elezioni presidenziali, che vedranno ancora Hamid Karzai come principale candidato alla vittoria, forte di aver riconquistato una sorta di «benedizione internazionale».






