ALEX ZANOTELLI non ha dubbi: «La grande Napoli, la più vasta realtà urbana d’Italia con oltre quattro milioni d’abitanti, è la città più militarizzata della penisola». Prima della presentazione, alla vigilia della manifestazione di Vicenza contro la base Usa, del dossier «Allarme Napoli. Mani militari sulla città», redatto dal «Comitato pace, disarmo, smilitarizzazione del territorio Campania», pochi sapevano quanto la Campania fosse piena di basi militari. «La fotografia che esce, di Napoli e della Campania, a livello militare, è semplicemente devastante–dice Zanotelli.
Tutti parlano della nuova base che dovrebbe sorgere a Vicenza ma nessuno parla delle tante basi che esistono sul territorio campano». Per questo, l’assemblea nazionale sull’Afghanistan, convocata da Arci, Attac, Fiom-Cgil, ReteLilliput, Un ponte per e molti altri sabato 24 febbraio a Roma [teatro Colosseo, via Capo d’Africa 5 , dalle 10alle 17] sarà davvero un’occasione per discutere non solo del ritiro immediato delle truppe dall’Afghanistan, ma anche di smilitarizzazione dei territori qui, in Italia.
La ricerca presentata a Napoli è piuttosto chiara: nella regione esiste la più grande concentrazione militare d’Italia.
A Napoli, in particolare, si è trasferito il comando della marina militare statunitense facendone, fino a quando la Maddalena non sarà dimessa, nel 2008, lo snodo di tutto il traffico di portaerei, sottomarini a propulsione nucleare e altri armamenti. Da qui partono le operazioni belliche in Medioriente, nei Balcani, a Baghdad. Qui stazionano e transitano i sottomarini atomici dotati dei reattori nucleari che servono per alimentarli. Nuotano indisturbati nelle acque partenopee, portando nel grembo armi nucleari e attraccano giornalmente nel portocivile. Nonostante il decreto legislativo 230 del 1995, che prevede siano resi noti alla popolazione i piani d’emergenza esterna e di evacuazione [Ppe] in caso d’incidente, e nonostante il porto di Napoli sia stato inserito nella «black list» [la lista dei porti in cui unità militari marine a propulsione nucleare possono transitare o fermarsi], «a Napoli non esistono norme di sicurezza, di prevenzione e di conoscenza sui rischi dovuti al passaggio di sommergibili a propulsione nucleare e con armi nucleari», dice Angelica Romano di «Un ponte per…».
Un incidente significherebbe la contaminazione di tutto ciò che si trova nelle vicinanze. «Gli isotopi radioattivi contenuti all’interno del reattore nucleare hanno un tempo di decadimento lunghissimo – spiega ancora Angelica Romano – e possono fissarsi negli organismi viventi, producendo effetti a lungo termine sia sugli esposti [tumori] che sulle successive generazioni [danni genetici]».
Già tre anni fa, nel novembre del 2004, Mauro Bulgarelli, senatore dei Verdi, interpellò sulla questione il governo Berlusconi, che ammise come l’Italia non avesse ancora assolto agli obblighi previsti dal decreto 230/95: ma, fu risposto, era compito dei prefetti rendere noti i piani. Perciò non solo l’Italia sta per essere raggiunta da una procedura d’infrazione europea per inadempienza, ma una interrogazione presentata da alcuni cittadini al prefettodi Napoli in merito ai Pps ha ottenuto solo risposte evasive. Sebbene questi piani siano segreti, uno studio dell’ingegnere nucleare Massimo Zucchetti spiega come siano «irrisori e nella maggior parte inadeguati». Per i sommergibili nucleari non solo non esistono dati tecnici relativi all’impianto, e in molti casi è la stessa marina statunitense ad autocertificarli, ma la loro stessa presenza implicherebbe che nei dintorni, la cosiddetta «zona di esclusione», non vi sia popolazione civile.
Come non bastasse, in Campania, tra Napoli, Casertae Avellino, esistono dieci tra basi e installazioni militari. Una di queste, la Joint Force Command Headquarters della Nato [Jfc Hq], con sede a Bagnoli, sarà ampliata. La storia di Vicenza si ripete. La base che dal 1954 è stata sede del Comando delle forze Natodel sud [Af south], dal 2004 ospita il Jfc Hqj, che per necessità operative si sposterà al Lago Patria, nel comune di Giugliano [Napoli]. Qui nascerà una cittadella attrezzata di tutto punto per ospitare 2100 militari e 350 civili.
Ma a cosa servirà il nuovo quartier generale? Lo spiega Antonello Zecca di Attac Italia: «Non solo è previsto che il Jfc Hq abbia il comando delle operazioni militari nel Mediterraneo e in Europa orientale–dice–ma la sua competenza arriverà addirittura in Medioriente, fino all’Afghanistan e nell’Africa subsahariana: insomma si tratta di una base di fondamentale importanza per la Nato».
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