Continuano in queste ore gli scontri a fuoco in Cisgiordania ed i raid aerei israeliani nella Striscia di Gaza, che hanno causato la morte di almeno sette militari palestinesi. Nella notte passata, infatti, cinque persone legate ad Hamas sono morte nel sud del paese, un combattente legato alla Jihad islamica è stato colpito vicino ad un campo di rifugiati al centro del paese, mentre a Nablus, in Cisgiordania è stato ucciso un miliziano delle Brigate dei martiri di al-Aqsa, legate ad Al-Fatah. Questo ultimo episodio ha creato una forte reazione da parte del gruppo armato, «La mia organizzazione non si sente più vincolata dalla tregua con Israele», ha fatto sapere un portavoce della brigata, mentre un responsabile della sicurezza dell’Anp, criticando l’incursione israeliana, ha dichiarato che l’atto potrebbe avere gravi ripercussioni. In un panorama dove ogni tipo di accordo e di pace sembra lontano se non impossibile, si aggiungono le accuse rivolte dal presidente Mahmoud Abbas nei confronti di Hamas di aver favorito l’infiltrazione di al-Quaeda tra i palestinesi, in special modo nella Striscia di Gaza. Il presidente, infatti, durante un’intervista, ha ripreso le considerazioni fatte ieri dal capo dell’intelligence israeliana Amos Yadlin, secondo il quale agenti di Al-Quaeda sono potuti entrare nella Striscia grazie alla breccia aperta con il confine egiziano il mese scorso.






