Israele si autoassolve sul massacro di Gaza: «Solo piccoli incidenti»

L'esercito israeliano ha presentato il risultato delle cinque indagini interne sulla condotta dei soldati durante l'operazione «Piombo fuso»: ne risulta che l'esercito «ha mantenuto un alto livello professionale e morale». Human Rights Watch giudica il rapporto «privo di credibilità», l'Onu avvia una commissione d'inchiesta internazionale

L’esercito israeliano ha difeso ieri la condotta tenuta durante l’operazione Piombo fuso, che ha causato in 22 giorni d’inferno [dal 27 dicembre 2008 al 17 gennaio] la morte di 1415 palestinesi di cui la maggiorparte civili. La Israel defence forces [Idf] ha diffuso un comunicato nel quale sostiene di aver effettuato cinque diverse indagini interne, che non avrebbero evidenziato abusi di nessun genere.
L’esercito «ha mantenuto un alto livello professionale e morale», si legge nel comunicato redatto dal generale Dan Harel, che accusa Hamas di aver «piazzato esplosivi nelle abitazioni, di aver aperto il fuoco dall’interno delle scuole frequentate dai loro figli e di aver usato la propria gente come scudi umani».
L’Idf sostiene di aver compiuto ogni sforzo per evitare perdite fra i civili, lanciando su Gaza oltre due milioni di volantini ed effettuando oltre 165 mila telefonate ai residenti di Gaza per avvertirli degli attacchi imminenti. I soldati israeliani rimasti uccisi sono 13, molti per «fuoco amico».
Secondo l’ong Human Rights Watch «Le conclusioni delle inchieste interne dell’esercito israeliano che lo discolpano da qualunque violazione del diritto internazionale durante la guerra a Gaza sono prive di credibilità, e confermano la necessità di un’inchiesta internazionale».
Le Nazioni unite, e in particolare il Consiglio dei diritti umani, ha infatti incaricato l’ex procuratore del Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia e per il Ruanda, Richard Goldstone, di indagare su «tutte le violazioni dei diritti umani» nel corso dell’offensiva israeliana, e ha nominato una Commissione d’inchiesta ad hoc. Israele ha già annunciato che non intende cooperare con l’indagine, Hamas ha invece fatto sapere che collaborerà.

Al centro dell’autoassoluzione dell’esercito israeliano ci sono cinque diverse indagini su alcuni degli episodi più controversi dell’operazione Piombo fuso. Le indagini, coordinate dal colonnello Tamir Yidai, ex comandante della brigata Golan, dovevano servire ad appurare se l’esercito avesse sparato contro strutture mediche palestinesi e delle Nazioni unite, ucciso palestinesi innocenti, usato armi al fosforo bianco e distrutto infrastrutture e case di palestinesi durante le operazioni di terra. Episodi come gli attacchi alle scuole e agli edifici e alle strutture gestiti dalle Nazioni unite o il bombardamento di una casa nei sobborghi di Zeitun, nel sud di Gaza City, che ha provocato la morte di 21 membri di una stessa famiglia, sono per Tsahal, «un piccolo numero di incidenti», causati da «errori operativi o di intelligence». «Questi sfortunati incidenti sono inevitabili e accadono in tutte le situazioni di combattimento, in particolare in quelle a cui ci costringe Hamas, che sceglie di combattere tra la popolazione civile»

Il generale Harel ha anche detto che «l’utilizzo a Gaza da parte dell’esercito di armi al fosforo bianco è sempre avvenuto secondo le regole precisate dalla convenzione di Ginevra». La Striscia di Gaza è una delle aree più densamente popolate di tutto il pianeta. Come ha scritto il quotidiano britannico The Times già durante i bombardamenti, «il Trattato di Ginevra del 1980 istituisce come norma internazionale il divieto dell’utilizzo del fosforo bianco in aree abitate da civili, ma non esiste un’interdizione della normativa internazionale a riguardo dell’uso del fosforo bianco come copertura schermante o mezzo di illuminazione del bersaglio. Tuttavia, Charles Heyman, esperto militare ed ex maggiore dell’esercito britannico, ha dichiarato: ‘Se il fosforo bianco è stato fatto esplodere laddove si trovava una folla di civili, qualcuno dovrà prima o poi risponderne alla Corte dell’Aia’».
Il quotidiano oggi pubblica la notizia che durante la conferenza stampa di ieri che si è tenuta per presentare i risultati dell’inchiesta, per la prima volta, le Forze di difesa israeliane hanno annunciato che non useranno più fosforo bianco: una vittoria delle inchieste e delle denunce del Times che aveva pubblicato le prove delle terribili conseguenze sui civili di questa arma, usata dall’esercito, ufficialmente, solo «per fare fumo».

Oggi intanto inizia a Bil’in, a nord di Ramallah, la quarta Conferenza annuale internazionale sulla Resistenza popolare nonviolenta. Terminerà il 27 aprile, tra gli altri partecipa Luisa Morgantini, vicepresidente del Parlamento europeo, che sarà anche, domani a mezzogiorno, alla manifestazione nonviolenta organizzata per protestare contro il cosiddetto «muro dell’apartheid».

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